di Marco Brunacci
TERNI – Scusate l’anticipo. Sì, è vero, di solito si dice: scusate il ritardo. Ma qui corre l’obbligo di ricordare che su questo sito, da oltre un anno, si annuncia un progetto “Acciaio Italia”, che ha come perno l’ex Ilva di Taranto, con lo Stato che torna protagonista, assumendosi il carico del pregresso, e il privato che porta il suo contributo di know how, conoscenze nel settore e capacità di gestione.
Prima di Natale, Umbria 7 ha anche annunciato che si stava andando verso il commissariamento dell’ex Ilva (con tre commissari almeno) e si profilava un nuovo socio privato al posto di Mittal, chiaramente in disarmo.
Le strade, in questi contesti così complessi, sono ovviamente più lunghe e tortuose rispetto alle previsioni, ma da 12 ore non c’è mezzo di informazione che non riporti la serie di quelle anticipazioni fornite da Umbria7 ai suoi lettori. Quindi torna il progetto Acciaio Italia, che si chiamerà magari in un altro modo, ma il senso è esattamente quello indicato in questo sito mesi fa, e c’è Invitalia, quindi lo Stato italiano, pronto a salire nel capitale dell’ex Ilva per poi individuare un partner privato. E nettamente in pole position si trova il gruppo Arvedi, secondo le anticipazioni di un anno fa.
Il motivo di questa scelta Umbria 7 l’ha già chiarito tante volte: l’acciaio è strategico per il futuro industriale del Paese e finita la sbornia della globalizzazione purchessia si tratta di tornare ad avere presìdi solidi nei settori dei quali non si può fare a meno. Questo convincimento segue anche l’abbandono della via cinese allo sviluppo, da qualche tempo considerata fallace dall’Occidente intero.
Per quel che riguarda il Gruppo Arvedi è tutto altrettanto chiaro: l’affidabilità degli acciaieri storici di Cremona non si discute, tanto più ora che hanno un avamposto strategico decisivo a Terni.
Oggi tanti mezzi di informazione indicano Arvedi come il “cavaliere bianco”, destinato a prendere il posto degli indiani di Mittal, magari al termine di cruenti contenziosi tra Invitalia e la società indiana.
In realtà, ancora di ostacoli da superare su questa strada, dettata dal buon senso e resa inevitabile dalla congiuntura e dal contesto nazionale e internazionale, ce ne sono diversi.
Sabbie mobili giuridiche da un lato, interessamenti di gruppi internazionali dall’altro.
Una cosa è certa – anche questa più volte scritta e sottolineata -. una nuova ex Ilva (quando sarà, non certo subito), con il Gruppo Arvedi partner (sempre che superi la concorrenza, come da previsione) lancia Ast e Terni sul palcoscenico non solo nazionale ma anche europeo.
Per dirne solo una: dentro un gigante dell’acciaio di queste dimensioni e di questo rilievo internazionale, pensate alle prospettive che si aprono per una produzione high quality come quella del lamierino magnetico, decisivo per i motori elettrici.
Ora si tratta di attendere, sapendo che a ogni curva può nascondere un’insidia. Ma il percorso sembra segnato e passa per Terni e l’Umbria.


