Alla Fondazione Sbrolli focus sul cibo artificiale: opportunità o minaccia? Voce agli esperti

Conferenza sul tema della carne coltivata, prendono parola Andrea Rosati, Maria Beatrice Gasparini e Viviana Altamura

El. Cec.

TERNI – Un folto pubblico ha preso parte all’iniziativa organizzata dal Lions Club Terni Host, Fidapa, Ammi presso la sala convegni della Fondazione Sbrolli di Terni per comprendere se la carne e più in generale il cibo possa essere uno strumento di sostenibilità o meno per rispondere alle crisi mondiali, dove si inizia ad intravedere e figurare una mancanza di cibo, soprattutto cibo di qualità, a fronte della crescita degli individui nel mondo, dove le cifre si aggirano attorno ai 9 miliardi di persone entro il 2050. Gli esperti del settore si sono, dunque, chiesti se il cibo artificiale sia una minaccia o un’opportunità. La presidente della Fondazione Sbrolli, Margherita Sbrolli: « È un’iniziativa che abbiamo sostenuto subito con entusiasmo e a cui hanno partecipato moltissime persone, oltre che gli studenti dell’Alberghiero».

«Gli argomenti sono stati esposti con chiarezza e in modo puntuale, nonostante raccontare e spiegare le problematiche legate alla carne artificiale non sia semplice – afferma Margherita Sbrolli – È stato un evento molto bello, abbiamo pensato anche con Andrea Rosati, di replicare un’iniziativa simile. Rosati è uno dei massimi esperti europei di nutrizione animali e zootecnica e ha spiegato con assoluta competenza come sia ancora molto lontano l’uso intensivo di cellule animali coltivate e quanto siano distanti le posizione tra nord e il sud del mondo».
«Abbiamo parlato dell’impatto ambientale che hanno gli allevamenti e delle errate informazioni che sono fornite a giustificazione dell’aumento della nuova soluzione per fronteggiare la fame nel mondo – prosegue Margherita Sbrolli – I gas prodotti dai ruminanti non supera in percentuale quello prodotto dalle apparecchiature per fabbricare la carne artificiale. Bisognerebbe che i mezzi di informazioni fossero più chiari».

La giovane biologa nutrizionista, Maria Beatrice Gasparini, invece, ha guardato alle qualità organolettiche e nutritive di questo alimento, paragonandolo ad altre fonti proteiche e affrontando il problema del gusto del prodotto.

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