Una giunta «con tante donne», la ricetta per il centro, l’impegno contro degrado e buche: ecco la Perugia di Vittoria Ferdinandi

La candidata del centrosinistra per palazzo dei Priori spiega priorità e le sue idee per la città. Dall’acropoli alle 52 frazioni «dando a tutte le zone gli stessi diritti, le stesse opportunità e la stessa dignità»

di Egle Priolo

PERUGIA – La galoppata fino alle elezioni amministrative di giugno è ancora lunga, ma (quasi) tutti i candidati sindaco sono già partiti forte. I programmi sono alle ultime limature, ma le personalità – diverse – sono già in campo. Con la novità, intesa strettamente dal punto di vista politico, di Vittoria Ferdinandi, candidata dal cosiddetto campo largo del Patto avanti a traino Pd con M5s, Psi, Avs, Civici umbri, Demos e con l’appoggio (ufficializzato un’ora dopo l’uscita di questa intervista, dopo le anticipazioni di Umbria7) di Azione di Giacomo Leonelli, con il Pensa Perugia insieme a +Europa e Socialisti per Perugia.
Così Ferdinandi, 37 anni, doppia laurea in Filosofia politica e in Psicologia clinica, l’esperienza inclusiva del ristorante Numero Zero – che è valsa la nomina a Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana da parte del presidente Mattarella – parte già col carico: ricompattare il popolo del centrosinistra. Per riconquistare dopo 10 anni palazzo dei Priori.

Ferdinandi, qual è il primo atto che farebbe da sindaco?
«Da regolamento il primo atto che spetta al sindaco, in questo caso alla sindaca, è quello di nominare i membri della Giunta. Mi piacerebbe avere al mio fianco tante donne. In quell’occasione riorganizzerò anche gli assessorati e farò in modo che non manchi nella costruzione complessiva il tema della partecipazione e della coesione, per rimettere al centro la città e ricucire le 52 frazioni di Perugia nella sua unicità, dando a tutte le zone gli stessi diritti, le stesse opportunità e la stessa dignità».

Secondo i dati forniti nell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, i reati commessi dai minori, così come i furti, sono in aumento. Cosa può fare il sindaco per assicurare maggiore sicurezza?
«Il dato crescente della delinquenza minorile ci deve interrogare profondamente. Occorre ripartire dalla scuola e dagli spazi di socialità. Bisogna riconquistare aree della città e sottrarle al degrado e all’abbandono. Serve illuminare i luoghi con dei presidi di socialità sana. Si tratta di un problema che deve essere affrontato in maniera integrata, coinvolgendo gli aspetti che investono il campo sociale, il welfare, l’urbanistica. Occorre tornare a poter vivere pienamente certi spazi e dobbiamo animarli attraverso i servizi, il commercio di prossimità, la cultura e lo sport. La marginalità si supera con l’incontro. La scuola gioca un ruolo cruciale: penso a laboratori di mediazione e gestione dei conflitti, ad attività con i Paesi di provenienza dei nuovi cittadini, favorire progetti dedicati alla salute mentale e all’educazione all’affettività. Altrettanto importante sono le attività dopo scuola; penso all’uso delle palestre nelle ore non curriculari, al servizio civile e a percorsi di cittadinanza e inclusione attraverso le arti e la musica per costruire dalle fondamenta una città fatta di giovani più consapevoli e più responsabili».

Strade e buche, la coperta è sempre corta, ma quello delle mancate manutenzioni – nonostante gli ultimi piani strade – è uno dei problemi più sentiti in città. Se fosse eletta, come penserebbe di risolverlo?
«In alcuni quartieri della città le strade ammalorate sono rimaste tali da oltre un decennio. Non contesto la singola buca, ma la mancata programmazione. Serve un monitoraggio costante in tutte le frazioni del comune e interventi sistematici durante tutto l’anno e non solo a ridosso delle campagne elettorali. Il decoro urbano e la sicurezza stradale passano innanzitutto da questo».

Il centro è sempre più vuoto e spesso teatro di episodi di microcriminalità. Quale la sua ricetta per rivitalizzarlo?
«Su questo tema mi sono già espressa pubblicamente. I dati di Confcommercio parlano da soli. Hanno chiuso i battenti ben oltre 100 negozi e il rischio è che questa desertificazioni non si arresti. Occorre dunque riportare le persone in città, stimolare la residenzialità, moltiplicare i luoghi e le occasioni di lavoro: pensare ed agire il centro storico non solo come una vetrina, ma anche come luogo vivo e dinamico da frequentare per coltivare interessi, passioni e trascorrere la propria vita. Lo faremo creando reti, culturali che mettano al centro le Università e gli studenti, ma anche reti di imprese commerciali, stabili e durature in grado di raggiungere il duplice risultato di rendere questo luogo più attrattivo, sicuro, e commercialmente più competitivo».

Cultura, arte e turismo: meglio grandi eventi o più spazi in città?
«Perugia deve vivere di cultura, arte e turismo. Bene le grandi manifestazioni di respiro nazionale e internazionale ma è necessario anche saper valorizzare e mettere a sistema, attraverso tavoli di co-progettazione e co-programmazione, le centinaia di realtà associative e operatori culturali e turistici che costruiscono il substrato culturale quotidiano di cui vive la nostra città».

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