di Marco Brunacci
PERUGIA – Campagna elettorale a Perugia, lo stato dell’arte e gli snodi.
SCOCCIA. Il problema della mite Margherita è essere riconosciuta come la legittima erede di Andrea Romizi, il quale mantiene un feeling con la città che è straordinario, magari – come dicono gli avversari – anche al di là dei suoi meriti. Ma il feeling è ancora tanto, tantissimo.
La scommessa per Margherita Scoccia è solo una: dimostrare di essere sufficientemente forte per fare il sindaco, prima che come esponente politico e amministratore proprio come persona, facendo il suo percorso ma restando nel solco di Romizi. Se in città riesce a “passare” con questa idea, può correre più serena.
FERDINANDI. Qui bisogna spendere più parole. Nel discorso domenicale di Vittoria Ferdinandi c’è la rivendicazione di una svolta a sinistra che si fa netta e consapevole, oltre che onesta e trasparente. Il pugno chiuso della Ferdinandi alzato il 25 aprile è stato “giustificato” dagli alleati moderati, ma non da lei. Comunque poteva essere considerato una sorta di gesto di goliardia politica.
Ora il chiarimento: la rivendicazione della stella rossa che la Ferdinandi si è tatuata ai tempi della laurea e l’esplicito richiamo all’umanesimo marxista – che, espresso con tanto orgoglio, non si sentiva da un paio di decenni nell’agone politico se non in minoranze marginali – è il segno di una proposta (corretta e chiara) da considerare radicale.
Il calcolo elettorale? È abbastanza evidente: riportare al voto la sinistra perugina, da quella senza se e senza alla meno passionale, facendo leva sull’orgoglio di appartenenza a una storia, magari anche con un misto di giovanilismo, significa avere uno zoccolo duro importante. Controindicazioni? Non così tante. Diciamolo: alla fine chi si ricorda, quando va a votare per il Comune, che l’umanesimo marxista è stato usato in esperienze – come si usa dire – bocciate dalla storia?
E i moderati di centrosinistra? Semplice, si possono accodare perchè magari sentono che così si può vincere (e una volta vinto, trattano spazi per loro nel governo cittadino sulla base di un programma che considerano sufficientemente moderato da rassicurarli). E comunque possono essere soddisfatti, in qualità di antimeloniani e antisalviniani, di battere gli antipatici di centrodestra.
La strategia è il sequel di quella usata all’Università per vincere la gara elettorale tra gli studenti. Un forte senso di appartenenza, mix di novità e nostalgia di sinistra.
Non è un caso che nei manifesti cittadini più agguerriti, quelli di una forza che sarà di rilievo nello schieramento pro Ferdinandi, compare la Schwa (la “e” rovesciata che indica né maschio né femmina). La Schwa, si ricorderà, era sulle sedie dell’aula magna il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico. Una parte del centrodestra denunciò come improprio quell’uso, ma l’abilità diplomatica del rettore, Maurizio Oliviero, fece subito finire in un binario morto la polemica. Oggi anche da lì si ricomincia.
È utile sottolineare come la sconfitta all’Università tra gli studenti è stata commentata in maniera diversa dal centrodestra. Due linee di pensiero:
a) c’è chi archiviò la sconfitta sostenendo che a votare a sinistra furono in grande maggioranza gli studenti fuori sede, quindi quel voto non incideva sui rapporti di forza in città
b) c’è chi invece disse (e ancora dice) che quel voto è da considerare un campanello d’allarme da non sottovalutare e, in parte almeno, ora ha ragione perchè la proposta Ferdinandi proprio da lì prende il via.
Considerazione finale: la strategia Ferdinandi è chiara, non è sottotraccia, mancherà almeno l’effetto sorpresa.
Ma resta il dubbio: quello che ha funzionato all’Università potrebbe rivelarsi un autogol nella città?
MONNI. La svolta a sinistra della Ferdinandi apre spazi che non c’erano fino a qualche tempo fa per il terzo candidato, Massimo Monni, il quale comunque sta coerentemente andando avanti per la sua strada da quando l’ha imboccata.


