di Marco Brunacci
PERUGIA – Per carità, in politica la flessibilità è ammessa, fino a rischiare un tot di coerenza, però qualche limite è previsto.
La notizia di oggi è che il flusso di denari verso la sanità privata, ma solo quella che è già convenzionata, continua a tutta forza.
Quasi una piena di soldi, perché solo il privato convenzionato, insieme a qualche colpo di maquillage capace solo da far infuriare ancor di più i cittadini in fila, vittime dei ritardi, riesce a evitare che le liste d’attesa siano oggi fuori controllo.
A questo va aggiunto che non si muove nulla sul fronte della delibera sull’allargamento della platea dei privati convenzionati, promessa a inizio anno dalla Regione e che non vede l’alba.
Anzi, così tutto fa pensare che prima di fine anno (tutto il 2026) andrà avanti in questo modo.
Noi stiamo parlando di un fiume di denaro. E stiamo dicendo che non viene garantito l’accesso (promesso formalmente dalla giunta regionale) alle strutture ostinate che intendono presentare la manifestazione di interesse. Con il vantaggio che un maggior numero di strutture possono garantire maggiore velocità di smaltimento delle prestazioni rispetto all’attuale.
Ma qui torniamo all’inizio.
Riserviamo infatti agli attenti lettori un cammeo imperdibile della presidente Stefania Proietti, assessore alla sanità, datato 20 agosto 2025.
Dichiara Proietti: “Nessuna svolta verso la sanità privata, la sanità pubblica è sempre stata e sempre sarà la nostra priorità assoluta.
Proprio per questo abbiamo lavorato alla delibera n. 825 approvata il 13 agosto dalla Giunta regionale, che per la prima volta fissa le regole che il privato convenzionato deve seguire sulla base della pianificazione pubblica!”.
Di grazia, quali? Al massimo quelle fissate dalla precedente giunta Tesei.
Ma poi si va avanti senza ritegno: “Non un euro in più a privati, convenzionati dalla sanità regionale umbra da anni, ma una transizione ordinata verso la sanità pubblica che torna ad essere protagonista della salute dei propri cittadini!”.
Qui una novità c’è: è l’uso spregiudicato del punto esclamativo. Ugo Foscolo alla sanità.
Il peggio deve comunque venire: “La nostra posizione chiara e coerente: il servizio sanitario pubblico in Umbria non si privatizza, si rafforza. La vera novità sta in un punto di rottura: per la prima volta è il pubblico è la sanità pubblica che stabilisce come e dove investire in base alle esigenze di assistenza e di cura delle persone. E si potenzia assumendo 711 nuove professionalità entro l’anno oltre il turn over e le stabilizzazioni!”
L’unica assunzione fatta nel 2025 è stata quella del punto esclamativo, per tutto il resto oggi ancora si stenta.
E arriva il colpo finale oggi smentito:
“Stiamo segnando una rottura rispetto alle potenziali situazioni monopolistiche con l’apertura a nuovi soggetti accreditati”.
Cioè? Come? Quando mai? A fine 2026? Forse?
Pronti per un finale con una vis comica evidente (non fosse tragico il tema):
“Le nostre azioni convergeranno nel nuovo Piano Socio Sanitario, atteso dal 2011 (e che è totalmente in alto mare e sul quale la maggioranza è spaccata su tutto a partire dall’incredibile progetto della Asl unica magari a Foligno, ndr). Tutto questo con il monitoraggio costante dei tetti di spesa, con la trasparenza e la responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.
Non è che stiamo dando fastidio a qualcuno???”.
Presidente, garantito, ai cittadini di sicuro fastidio glielo date. Un punto di domanda, dai tre usati, lo può fin da subito togliere.

