Bare in piazza IV Novembre per dire basta alle morti sul lavoro

Il flash mob della Uil che lancia la proposta del Cantiere sicuro. Ferdinandi: «Il Comune si impegnerà concretamente per contrastare questa piaga»

R.P.

PERUGIA – Una distesa di feretri in cartone per ricordare i 110 umbri morti negli ultimi 5 anni sul posto di lavoro. Con questo flash mob, la Uil Umbria ha portato nella mattinata di lunedì 20 maggio l’iniziativa nazionale “Basta morti sul lavoro”.

Sul palco il segretario generale della Uil dell’Umbria, Maurizio Molinari, il presidente nazionale dell’Ital, Giuliano Zignani, l’attore Stefano De Majo per un monologo sul tema e il segretario nazionale organizzativo Emanuele Ronzoni.  «Con questa campagna – ha detto Molinari – vogliamo scuotere le coscienze di tutte le persone, lavoratori e istituzioni e mettere al centro la conoscenza e l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ inaccettabile contare così tanti morti in una regione piccola come la nostra. I settori più esposti restano le costruzioni, seguite dalla manifattura e dai trasporti. Non può passare l’idea di tragedia inevitabili e vogliamo sollecitare politica e governo a mettere in campo tutti i provvedimenti necessari”. 

Quindi la proposta del ‘Cantiere sicuro’. Dal palco anche la commovente testimonianza di Michela Sordini, la figlia di una vittima del lavoro del 2023 che ha raccontato la sua terribile esperienza.  «Serve la volontà politica per arrivare a zero morti sul lavoro – ha detto il presidente nazionale di Ital, Giuliano Zignani – serve la forza di far venir fuori il problema. Il tema è anche legato al patronato: il nostro ruolo è quello di fare prevenzione. Se non facciamo un lavoro culturale, partendo dalle scuole, non arriveremo mai al nostro traguardo. Occorre la cultura della legalità e della sicurezza: troppi sono i casi di lavoratori stranieri che magari non sanno l’italiano e che per questo perdono la vita, ignorando magari un’istruzione su un dispositivo. Mettere al centro la persona e non il profitto è l’obiettivo». Dure la parole di Ronzoni: «Abbiamo esaurito le lacrime – ha detto Ronzoni – e queste stragi sono ormai inaccettabili. Stiamo chiedendo al Governo nazionale più responsabilità. Abbiamo detto che bisogna aumentare gli ispettori, le norme ci sono e bisogna farle rispettare. Bisogna assumere nuovi ispettori e mandarli a lavorare: possono farlo anche i governi locali e le Asl. Serve aumentare formazione e informazione. Bisogna investire i soldi che l’inali non spende in formazione preventiva. Vanno rese pubbliche le aziende che non rispettano le norme. A quelle aziende occorre evitare di far usare fondi e contributi pubblici. E poi occorre istituire una procura speciale: molti dei morti sui posti di lavoro sono omicidi e qualcuno deve pagare».

LA NOTA DI VITTORIA FERDINANDI

«Ringrazio la Uil per il flash mob organizzato oggi. Il tema della sicurezza sul lavoro ha bisogno anche di iniziative shock come queste per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su questa vergogna collettiva. Nel 2024 non si può ancora morire lavorando». È quanto dichiara in una nota Vittoria Ferdinandi candidata sindaca di Perugia. «Le 110 bare distese nel cuore di Perugia, difronte la Fontana Maggiore, ci danno la misura dell’enorme sacrifico di vite umane che anche l’Umbria ha pagato in cinque anni», afferma Ferdinandi. «Serve onorare – aggiunge – quanti non ha più fatto ritorno alle proprie case e ai propri cari, e non rassegnarsi all’idea assurda che si tratti di morti inevitabili. Occorre dunque che la politica e il Governo in primis mettano in campo tutti i provvedimenti necessari a rafforzare la prevenzione, a investire in sicurezza, a sanzionare giustamente i trasgressori. Ognuno però dove fare la propria parte».

«Se saremo chiamati al governo della città – sottolinea – intendiamo costituire fin da subito un organismo di controllo, costituito da polizia municipale, funzionari e rappresentanti delle organizzazioni datoriali e sindacali. Metteremo in campo un’azione di controllo a monte e a valle. Promuoveremo il reddito minimo di 9 euro per gli appalti di lavori e di servizi comunali, perché tutelando la dignità del lavoro si difende anche la sicurezza. Diremo basta al principio di subappalti a cascata, una zona grigia in cui i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici spariscono, in cui non è dato sapere neppure chi è il proprio datore di lavoro». «Perugia – conclude – risulta la 94esima, su 107 province, per numero di morti sul lavoro. La città di Perugia non può più tollerare questo triste primato. E’ il tempo di passare dalle esternazioni di principio ai fatti concreti».

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