Cozzari (Cattolici democratici): «La candidata che fa le cose e quella che aiuta le persone? Falso. Scelgo Scoccia perché le persone le aiuta solo chi fa le cose»

L’intervento. «Mio padre predicava che la politica era la prima forma di Carità. Per questo la chiarezza è fondamentale. Niente inganni. Dal partecipazionismo all’ideologia gender»

di Mauro Cozzari

PERUGIA – Mia madre mi racconta delle notti insonni vissute durante la gravidanza (sentendosi in compagnia del solo sottoscritto, pur poco potendo dal grembo materno), aspettando che mio padre facesse ritorno a casa, a notte fonda, dai luoghi più sperduti dell’Umbria, impegnato in campagne elettorali per la Democrazia Cristiana.

Nella mia famiglia facevano capolino un minimo di tre quotidiani al giorno. Il silenzio era preteso come religioso in due circostanze: durante la Messa della Domenica e alla “messa” in onda dei telegiornali, che aumentavano in maniera direttamente proporzionale alla nascita dei canali televisivi.
Ho vissuto in un ambiente in cui la Politica è intesa quale “più alta forma di Carità”, sempre e solo come Servizio, mai come ottimizzazione del potere.
A trent’anni (inevitabilmente? Tardivamente senz’altro!), inizia a bruciare il sacro fuoco della politica.
Come impegno nelle Istituzioni la mia esperienza inizia e finisce come Consigliere Comunale dal 2009 al 2014.
Libero cittadino, senza alcun impegno in partiti e Istituzioni, oggi mi trovo a riflettere sul prossimo Sindaco di Perugia.
Arrivano al ballottaggio due candidate, entrambe di notevole spessore.
Le differenzia il profilo umano, caratteriale, la loro storia personale, ovviamente i programmi, la visione di Città e le modalità di amministrare.
Modalità di amministrare. Mi ha colpito la narrazione fallace che si è sviluppata su questo punto: la candidata delle opere (Margherita Scoccia); la candidata delle persone (Vittoria Ferdinandi).
Il ragionamento è capzioso e, ripeto, fallace.

Vittoria Ferdinandi, “la candidata delle persone”. Credo sia incappata in un equivoco paradossale su questioni strategiche per la Città: lo definirei “partecipazionismo”.
Un conto è ascoltare le persone, diverso è adottare un modus operandi che sostanzialmente porti ad abdicare al ruolo di amministratore, di guida, di Politico: il “Nodino”, faremo partecipazione; il BRT, faremo partecipazione; lo Stadio faremo partecipazione e così via.
La prima sensazione è che non si abbia un’opinione al riguardo, con il rischio di affidare il dibattito a cittadini che, soprattutto su questioni tecniche come quelle citate, non potranno altro che dividersi in opposte tifoserie, senza addivenire a nulla (si pensi al “Nodino”: Ponte San Giovanni è spaccata a metà tra i pro e i contro). La conseguenza più immediata di questo modo di concepire la politica è l’indecisionismo, l’immobilismo, lo stallo.
Vittoria Ferdinandi vuole più partecipazione, ma il Comune di Perugia è già munito di strumenti partecipativi debitamente regolamentati, alcuni attivabili dai cittadini stessi: i Consigli Comunali aperti, i referendum, il Delegato Civico (Istituto che mi pregio di aver ideato e che, recepito all’unanimità, è attualmente vigente nel Regolamento per la disciplina delle forme di partecipazione popolare all’amministrazione locale).
Margherita Scoccia, “la candidata delle opere”. In realtà il ruolo del Politico consiste proprio nel proporre opere, azioni, per la propria Città, Regione, Stato. Non si tratta di un’operosità distaccata e sterile, ma del modo più corretto (meno ideologizzato), pragmatico e fattivo di mettersi al servizio delle persone.
Chi fa politica non può limitarsi a comprendere i problemi (l’ascolto, certo, ci mancherebbe!), chi ha l’onore di amministrare la cosa pubblica deve avere la capacità di trovare e offrire soluzioni. Il Politico non può che presentarsi ai propri elettori con una strategia che poggi le proprie ragioni su di una dimensione di contesto, di presente e di futuro.
Il ruolo del Politico è quello di assumersi la responsabilità di scegliere, di amministrare, di governare. È il postulato della “democrazia rappresentativa”.

Ritengo che Margherita Scoccia, più di Vittoria Ferdinandi, incarni l’impostazione della concretezza e del pragmatismo per il Bene Comune, che concettualmente esprime il bene di tutta la persona e di tutte le persone.
Non entro nel merito dell’immagine che il mondo cattolico riesce a dare di sé ogni qual volta ci si misuri in competizioni elettorali. Anziché unirsi su temi comuni, pur su fronti contrapposti, si consuma una diaspora muscolare a colpi di Vangelo e Magistero. La gara è a chi è più cattolico (tal volta anche a chi è ritenuto degno di esserlo). A dispregio di quella visione integrale dell’umanesimo che ciascun cattolico impegnato in politica dovrebbe possedere come carta di navigazione.
Dopo di che non posso non nascondere la mia più totale avversione riguardo ai contenuti inseriti a pagina 59, 60 e 61 del Programma della coalizione di sinistra. Il tema della discriminazione, di ogni tipo, ivi inclusa quella nei confronti delle persone omosessuali, è questione seria e non può essere utilizzata come cavallo di Troia per sdoganare ideologismi che ritengo, senza se e senza ma, nocivi e pericolosi.

*già consigliere comunale di Perugia

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