Nuova legge sulle case popolari. «La Regione ascolti i Comuni»

Le parole del sindaco di Cannara, Fabrizio Gareggia

PERUGIA – «L’assessore Barcaioli tenta di minimizzare la bocciatura rimediata al Cal sulla riforma della normativa per le case popolari, ma l’esito di questo voto meriterebbe un’analisi meno ideologica e più accurata: nella seduta del 3 marzo scorso abbiamo ampiamente argomentato la nostra contrarietà senza ricevere alcuna risposta convincente da parte dell’assessore»: ad affermarlo è il sindaco di Cannara e vicepresidente del Consiglio delle autonome locali dell’Umbria, Fabrizio Gareggia (Lega).

Continua Gareggia: «Ad esempio si vuole abolire la norma, che potrebbe essere definita “anti-Salis”, cioè quella che esclude dai bandi coloro che in precedenza hanno occupato abusivamente degli immobili, mettendo sullo stesso piano chi aspetta da anni una casa tra mille sacrifici e chi, con violenza e prepotenza si fa giustizia da solo a discapito dei legittimi assegnatari. E ancora, coloro che hanno immobili di proprietà nel paese estero di provenienza non dovranno più dichiararlo: quindi per la legge saranno considerati nullatenenti e messi sullo stesso piano di chi realmente non ha nulla. Si elimina totalmente anche il requisito della incensuratezza chiesto a gran voce dai cittadini onesti che negli anni si sono ritrovati a vivere in palazzi dove l’insicurezza e l’illegalità sono ormai insostenibili».
Per il vicepresidente del Cal «l’obiettivo di questa riforma è uno solo: cancellare tutti i criteri introdotti per ristabilire equità e giustizia sostanziale nella assegnazione delle case popolari, secondo una logica di buon senso che deve necessariamente mettere ai primi posti in graduatoria i cittadini onesti che realmente hanno bisogno di una casa». Conclude il primo cittadino di Cannara: «Nonostante la contrarietà espressa dagli enti locali, l’assessore non sembra volerne tener conto e preannuncia che la maggioranza tirerà diritto. Poco importa se ad essere traditi da questa riforma saranno proprio quei cittadini fragili che la sinistra dichiara, a parole, di voler difendere e che, invece, resteranno abbandonati a se stessi».

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