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La presidente dell’Assemblea legislativa Bistocchi scrive alle imprese umbre: i malumori travolgono l’iniziativa

Sconcerto tra le imprese che hanno ricevuto la missiva e se la sono scambiata a vicenda, associazioni di categoria storcono la bocca, nervosismo nell’Esecutivo (la Giunta), opposizione pronta a chiedere ragione di un’iniziativa senza precedenti. L’anno orribile 2025 continua nel 2026

L’Anonimo regionale

PERUGIA – È proprio vero che quando si inizia con il piede sbagliato e si tenta di recuperare in ogni modo si commettono sempre più errori.
La pasionaria di sinistra presidente dell’Assemblea legislativa regionale, Sarah Bistocchi, già sotto un fuoco incrociato ed esterno/interno di critiche per almeno tre cose:
la nomina di un consulente giuridico (ed ex politico) a rischio ricorso proprio per via dei titoli giuridici;
per una potenziale crescita esponenziale della macchina dirigenziale regionale (con aggravio di costi per il cittadino);
per la contemporanea chiusura di 3 gloriose Istituzioni culturali regionali, l’Istituto umbro per la Storia contemporanea, L’Istituto umbro per gli Studi Giuridici e il Centro studi e valorizzazione della Valnerina (tra l’altro tutti magistralmente guidati e che costano meno di 200.000 euro l’anno a fronte di un presidio culturale irrinunciabile per i più).

Dopo la premessa il fatto: dopo ben quasi un anno e mezzo di presidenza dell’Assemblea Legislativa (un ruolo di garanzia e presidio di buon svolgimento dei lavori del parlamentino regionale umbro, senza nessun potere di governo né esecutivo) la presidente Pd Sarah Bistocchi, una storia di sinistra davvero radicale e che nulla ha a che fare con l’impresa, sente il bisogno di reperire un elenco delle aziende umbre (sembra 500 dai mormorii) e scrivere una lunghissima lettera ai Presidenti di queste.
Su carta intestata dell’Assemblea Regionale, senza tenere in considerazione il ruolo decisionale della presidente Proietti nonché della sua Giunta (dove c è un assessore allo sviluppo economico) definisce queste imprese spina dorsale e patrimonio dell’Umbria (una conversione al capitalismo spinto?) e si propone ‘per una visita presso le stesse’ per ‘lavorare insieme con reciprocità attraverso strumenti che le normative ci forniscono’.
Una frase sibillina finale molto operativa e degna di una iniziativa senza precedenti.
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Ma così facendo la improvvida presidente dell’Assemblea terremota 4 mondi in un colpo solo.
Quello delle imprese che iniziano un frenetico e perplesso giro di consultazioni tra loro: tanti non conoscono la Bistocchi, prendono informazioni e non trovano le sue posizioni politiche collimanti con la lettera, si chiedono perché una lettera del genere non arrivi dalla Proietti o dall’assessore al ramo De Rebotti, non comprendono perché debbano aprire le porte a un politico senza ruoli esecutivi nel sostegno alle imprese, non capiscono la sibillina frase e le sue finalità, ma anche come la politica Bistocchi sia venuta in possesso di nomi e indirizzi privatissimi utilizzati appunto per una iniziativa eminentemente politica.
Ma anche le Associazioni di categoria, da corpi intermedi istituzionalmente deputati alla relazione e mediazione tra governo e imprese, risultano totalmente saltate e delegittimate dall’iniziativa e già in mattinata filtra siano molto innervosite, per usare un eufemismo, e ci immaginiamo solo il boccone amaro del compassato e capace neo presidente di Confindustria, Urbani, che deve suo malgrado affrontare la prima evidente grana del suo mandato.
Iniziano da subito anche i mormorii in Giunta con il vicepresidente, vicinissimo a Bistocchi, Bori impegnato a Torino e che non può mitigare l’invasione palese nel campo della Proietti – una delegittimazione tra presidenti che hanno ruoli diversissimi per legge – e l’attacco aperto alle competenze dell assessore sempre Pd (ma dell’Umbria sud mentre la Bistocchi è perugina doc) De Rebotti, già sotto accusa per la non gestione del dramma Coop Centro Italia esploso il giorno prima (oltre 500 lavoratori considerati esuberi, 24 supermercati da chiudere, 180 impiegati funzionari e dirigenti da licenziare, una delle catastrofi lavorative più grandi della storia umbra).
Infine l’improvvida iniziativa letteraria riattiva l’opposizione, che da subito inizia le verifiche di potestà giuridica (molto dubbia in assenza di poteri della Bistocchi) e quindi di opportunità politica (si chiedono: può una presidente di assemblea cercare contatti e passerelle utilizzando una istituzione che deve rappresentare tutti?), nonché su quella sibillina e scivolosissima frase finale, lavorando sui passi dei prossimi giorni.
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Al momento, mentre scriviamo, ciò che filtra dai 4 mondi terremotati dalla lettera porta ad una unica conclusione.
Si tratta, dopo tante, di un autogol della nuova sinistra che governa la Regione.
Probabilmente sarebbe meglio per tutti, per tutta la maggioranza e anche per Bistocchi, che le lettere venissero ritirate e si possa procedere ad un chiarimento all’interno della stessa maggioranza e tra la maggioranza e la Giunta.
Qui siamo in rotta di collisione.
Che poi ci si inizi ovunque a chiedere, come farebbe Checco Zalone, se i nuovi potenti sono del mestiere, è un altro discorso, che si affronterà dopo aver superato questa ennesima nottata.

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