L’eredità di Cesare Pascoletti a quarant’anni dalla scomparsa

Stefano Cecere: «Un architetto capace di unire tradizione italiana e modernità europea»

TERNI – A quarant’anni dalla scomparsa dell’ingegnere e architetto Cesare Pascoletti, figura di rilievo dell’architettura italiana del Novecento, anche Terni ricorda il progettista che negli anni Sessanta lasciò nel cuore della città una significativa testimonianza del suo lavoro. Nato nel 1898 a Povoletto, Pascoletti si formò al Politecnico di Torino entrando in contatto con la cultura architettonica che cercava di conciliare tradizione e innovazione. Dopo la laurea si trasferì a Roma per lavorare con Marcello Piacentini, partecipando a importanti interventi urbanistici e confrontandosi con il dibattito sull’architettura moderna tra gli anni Trenta e il dopoguerra.

Stefano Cecere, presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Terni, definisce Pascoletti come «un progettista completo e molto colto». Secondo Cecere, la sua formazione si colloca in un momento di grande trasformazione dell’architettura europea. Lavorando con Piacentini, l’architetto friulano trovò un equilibrio tra il linguaggio classico della tradizione italiana e le nuove istanze del Movimento moderno. Durante gli anni Trenta, Pascoletti ampliò il proprio orizzonte con viaggi in Germania, conoscendo le opere di Erich Mendelsohn e Paul Bonatz. Queste esperienze definirono un linguaggio personale fondato sulla forza plastica dei volumi e sull’uso espressivo della materia. Cecere continua spiegando che «la sua architettura è caratterizzata da una composizione severa ed essenziale. Pascoletti lavorava molto sulla relazione tra luce e ombra, tra superfici murarie compatte e aperture profonde, creando edifici nei quali l’espressività nasceva dalla costruzione stessa».

A Terni il nome di Pascoletti è legato alla sede della Cassa di Risparmio di Terni e Narni, realizzata nel 1966 lungo corso Tacito. Cecere osserva che «si tratta di un intervento molto interessante» in cui l’architetto fu chiamato a progettare l’ampliamento della sede bancaria in uno dei punti più sensibili del centro storico. La soluzione adottata fu quella di realizzare un edificio moderno capace di dialogare con il contesto urbano, caratterizzato da un volume compatto e una composizione rigorosa delle facciate. Il linguaggio sobrio riflette la cultura del dopoguerra che cercava una modernità inserita nella continuità della città storica. Cecere sottolinea che «è un’architettura che non cerca il gesto spettacolare» ma mostra grande attenzione al rapporto con lo spazio urbano.

L’edificio, attualmente utilizzato da Intesa Sanpaolo, è stato recentemente oggetto di un restauro che ha aggiornato l’immagine del fabbricato migliorandone le prestazioni. Tra gli interventi principali vi è stata la sostituzione del rivestimento in granito con lastre di pietra di Santa Fiora, una scelta che restituisce alla facciata una tonalità più calda. Cecere commenta l’operazione definendola «un intervento significativo perché ha aggiornato l’edificio mantenendo però riconoscibile l’impianto architettonico originario di Pascoletti». La carriera di Pascoletti ha attraversato oltre mezzo secolo con più di cento opere realizzate. Ricordare oggi questo autore, come conclude Cecere, significa riscoprire una stagione in cui il progetto era profondamente legato alla dimensione civile. Anche opere discrete come quella ternana contribuiscono a costruire la storia architettonica del territorio, rappresentando ancora oggi un segno della modernità del secondo Novecento nel cuore della città.

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