di Paola Fioroni, ex vicepresidente Lega Consiglio regionale
PERUGIA – La risposta fornita il 25 marzo 2026 in Consiglio comunale sul Centro per la Famiglia di via Diaz conferma purtroppo ciò che continuiamo a denunciare: molte spiegazioni amministrative, molti richiami a finanziamenti presenti o attesi, ma ancora nessuna risposta davvero rassicurante sul punto essenziale, cioè la continuità concreta del servizio per le famiglie.
Capisco bene che vi siano risorse non sempre certe o immediatamente disponibili dal livello nazionale e regionale. Ma proprio per questo un’amministrazione che ritiene un servizio importante deve programmare. La programmazione serve esattamente a governare l’incertezza, non a subirla. Un Comune che vuole davvero mantenere un presidio per le famiglie non lascia che il servizio si interrompa in attesa della certezza assoluta di ogni trasferimento: costruisce soluzioni ponte, definisce priorità, organizza la continuità amministrativa e politica.
Per questo continuo a dire che non basta elencare fondi, linee di intervento, progetti affini o future procedure di affidamento. Se nel frattempo il Centro per la Famiglia si ferma, il dato politico reale è che le famiglie restano senza un riferimento certo. E questo non può essere derubricato a semplice fase di riorganizzazione.
E tutto questo è ancora più grave in una Regione che si è dotata, con la legge regionale n. 16 del 2024, di cui sono stata prima firmataria, di un quadro normativo chiaro e innovativo sulle politiche familiari. Una legge che non considera la famiglia un tema marginale o residuale, ma una priorità strutturale delle politiche pubbliche; una legge che valorizza i Centri per la Famiglia come presìdi territoriali fondamentali di ascolto, orientamento, sostegno alla genitorialità, accompagnamento e prossimità. Proprio per questo oggi non bastano le dichiarazioni di principio: occorre dare piena attuazione a quella visione, trasformando le norme in servizi reali, continuativi e riconoscibili.
Non solo tale Legge introduce il fattore famiglia regionale, di cui ancora la giunta Proietti non si è occupata, e il piano triennale delle politiche familiari.
Nella risposta in aula in Consiglio Comunale è stato ricostruito il quadro dei finanziamenti e dei progetti succedutisi nel tempo, richiamando la conclusione delle attività legate alle precedenti annualità, la presenza di altri interventi collegati ai servizi per minori e famiglie e la volontà del Comune di arrivare a una programmazione più integrata. Ma proprio questa ricostruzione rafforza la domanda politica: se il servizio è considerato importante, perché non è stata garantita per tempo una continuità certa e visibile per le famiglie?
C’è poi un secondo aspetto che merita la massima attenzione. Quando si parla di risorse pubbliche rilevanti, il tema non può essere affrontato in modo generico. I fondi destinati al rafforzamento della rete dei servizi per la famiglia hanno tempi, obiettivi, procedure e passaggi amministrativi precisi. Per questo il tempo non è un elemento neutro. Se non si programma, se non si attivano per tempo gli affidamenti e se non si costruisce una continuità vera tra risorse disponibili e servizi da garantire, il rischio non è solo quello di lasciare scoperti i cittadini, ma anche quello di trasformare fondi potenzialmente utili in occasioni mancate.
È questo il punto che oggi pongo con forza: governare non significa limitarsi a registrare l’incertezza dei trasferimenti, ma assumersi la responsabilità di trasformare le risorse in servizi. E quando si parla di famiglie, minori, genitorialità, ascolto, orientamento e sostegno educativo, non siamo davanti a un capitolo secondario dell’azione amministrativa, ma a uno dei cuori della coesione sociale di una città.
Perugia ha bisogno di un Centro per la Famiglia pienamente operativo, stabile, riconoscibile, accessibile. Non di una somma di progetti frammentati, non di una rincorsa tra fondi diversi, non di risposte che rinviano tutto a procedure future. Le famiglie hanno bisogno di sapere oggi dove rivolgersi, con quali servizi, con quale continuità e con quale visione.
Le famiglie non possono essere l’ultima voce di una catena burocratica. Devono essere la prima priorità di una buona amministrazione.


