Verdi, è davvero un teatrino

Tante polemiche politiche e pochi posti a sedere, 800.  Addio ai 1.200 spettatori. LE FOTO e i VIDEO

AU. PROV.

TERNI – E’ assodato, il Verdi è ormai un teatrino. I posti a sedere saranno 800 e il sogno dei 1.200 – capienza che avrebbe consentito di entrare in un circuito nazionale per la prosa, la lirica e la musica pop  – è svanito. Il dato degli 800 posti è stato ribadito in tutte le lingue dal Comune, che sta portando avanti il cantiere e che non ha minimamente tenuto  in considerazione le proposte di modifica al progetto  avanzate dal Comitato per la difesa del Verdi .

E qui si apre il teatrino della politica. Lunedì, a Palazzo Spada, si è tenuto un consiglio comunale aperto del tutti inutile, per i tempi e per i contenuti. Un’assemblea che è servita piuttosto a fare spettacolo. Con il progetto del Verdi in formato mini ultra definito da tempo e con lo scontro ancora in atto.  Da una parte l’amministrazione Bandecchi,  inaspettatamente supportata dal consigliere regionale  Enrico Melasecche. Dall’altra il Comitato, che in origine sperava addirittura di ricostruire il teatro dell’Ottocento e che poi si sarebbe accontentato comunque della soglia 1.200 posti. In consiglio comunale sono volate anche parole grosse, soprattutto nei confronti del leghista Melasecche, apertamente contestato dal Comitato. I 1.200 spettatori avrebbero comportato un aumento delle volumetrie rispetto all’edificio abbattuto. Volumi che avrebbero richiesto una variante al piano regolatore e che sarebbero andati a sbattere contro alcuni vincoli che insistono nel centro storico. La giunta Bandecchi, con l’allora assessore Giovanni Maggi, ha voluto andare sul sicuro, seguire la strada del progetto mini, ancora più striminzito per la perdita del ridotto da 180 posti a sette metri di profondità.

Le uniche promesse che è riuscito a strappare il Comitato, riguardano il miglioramento dell’acustica e l’ampliamento del golfo mistico per la musica sinfonica. Con il sindaco Bandecchi rammaricato perchè «abrebbe voluto qualcosa di più bello». «Era tardi quando mi sono insediato o addirittura lo era già 3 o 4 anni prima quando vi siete presi a testate in questa città senza ottenere nulla. Per chiarezza, quando sono arrivato i contratti erano stati già fatti e si sarebbero persi una ventina di milioni. Ho sentito paragoni con il teatro di Rimini, ma è costato 40 milioni, questo ne costa 22, 18 milioni in meno e fa la differenza. Io lo avrei fatto diversamente, è un fattore di gusto personale, mi sarebbe piaciuto qualcosa di più bello. Sull’acustica invece credo che il teatro sarà perfetto. Più di questo non poteva essere fatto l’ho fatto nella maniera più democratica possibile per questa città. Già aver evitato di far fare la parte sotto del teatro mi sembra già una gran cosa, altre le miglioreremo».

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