«Si commenta da sola» diventa un insulto sessista nel caos del consiglio comunale di Terni

La presidente Francescangeli accusa il consigliere Verdecchia di straparlare. E lui«Le parole del sindaco invece sono petali di rosa»

TERNI – «Si commenta da sola, consigliere Verdecchia, lo dice a sua moglie, a sua sorella, a chi gli pare,  ma non a me. Non a me, che sono la presidente del consiglio comunale di Terni». Una frase sessista, per Sara Francescangeli. Inizialmente “solo” oltraggio a pubblico ufficiale. Poi, improvvisamente, quella frase diventa addirittura sessista. Un caso da pubblicare sul sito del Comune. Prima Sara Francescangeli toglie la parola al suo ex compagno di partito  Guido Verdecchia, fino a due mesi fa era il capogruppo di Ap – lo invita ad uscire dall’aula perché ritiene il suo comportamento irrispettoso. Il suo! – poi, in un comunicato, Sara Francescangeli ricorda «che il presidente del consiglio comunale ha delle prerogative sancite dalla legge e dal regolamento che non possono essere contestate ogni volta che vengono esercitate per disciplinare i lavori del consiglio». «Tra i miei doveri – sottolinea – anche quello di limitare interventi ultronei e superflui. Prendo atto con dispiacere che le opposizioni hanno riservato a questo episodio un silenzio eloquente».

In risposta al comunicato della presidentissima, Guido Verdecchia ne produce uno suo non tanto per tutelare la propria onorabilità quanto «per denunciare un uso distorto e strumentale delle istituzioni».
«Quanto accaduto oggi in aula – dichiara Verdecchia – rappresenta un pericoloso precedente di manipolazione della realtà: l’espressione da me pronunciata, “si commenta da solo”, è stata infatti artatamente decontestualizzata per costruire un’accusa di sessismo totalmente infondata e priva di qualsiasi riscontro logico. Tale frase era unicamente e inequivocabilmente rivolta all’atto
d’imperio con cui la presidente ha deciso, in modo del tutto arbitrario e senza che vi fosse stata alcuna violazione del regolamento da parte mia, di togliermi la parola durante l’esposizione.
Trasformare una legittima protesta contro un atto di censura in un attacco discriminatorio è un’operazione di un’arroganza inaudita, un maldestro tentativo di vittimismo politico che mira esclusivamente a distogliere l’attenzione pubblica da una gestione autoritaria e parziale dei lavori consiliari.
La gravità di questa condotta emerge in modo ancora più stridente se analizzata alla luce del doppio standard applicato durante la medesima seduta. È infatti intollerabile che, mentre si tenta di criminalizzare una critica procedurale, si resti in un silenzio complice e passivo di fronte alle parole del sindaco, il quale ha impunemente affermato che a Terni vi siano più drogati che persone normali. Di fronte a un’offesa così volgare e degradante verso l’intera cittadinanza, la presidenza non ha mosso alcun rilievo, non ha applicato alcun richiamo regolamentare né ha ritenuto di dover intervenire a tutela della dignità della città.
Questa disparità di trattamento dimostra che non siamo di fronte a una difesa dei valori o del rispetto, ma a un uso discrezionale del ruolo di garanzia per colpire le voci di opposizione e proteggere l’esecutivo. Non accetto che la mia figura venga infangata da narrazioni artefatte e diffamatorie; continuerò a difendere il mio mandato e il diritto dei cittadini a un
confronto onesto, lontano da queste strumentalizzazioni che offendono l’intelligenza degli elettori e la sacralità delle istituzioni».

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