PERUGIA – “Il voto contrario della maggioranza alla mozione di solidarietà ad Arianna Ciccone rappresenta un fatto grave, politicamente e culturalmente”. Questo il commento dei consiglieri di opposizione del Comune di Perugia Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Leonardo Varasano e Nicola Volpi. “Avevamo presentato un atto semplice e chiaro – commentano i consiglieri di opposizione –: esprimere, a nome del Consiglio comunale e del sindaco, solidarietà ad Arianna Ciccone, la giornalista alla quale il 25 aprile è stato impedito di sfilare in un corteo cittadino perché esponeva la bandiera ucraina. Fatto che ha avuto un’ampia eco mediatica a scapito della città. Nel corso della discussione abbiamo accettato tutti gli emendamenti proposti dalla maggioranza, nel tentativo di arrivare a un testo condiviso. Abbiamo però ribadito il punto essenziale e irrinunciabile dell’atto: che il Comune esprimesse formalmente solidarietà per quanto accaduto. Ed è proprio su questo che la maggioranza ha scelto di votare contro”. “Le motivazioni ascoltate in aula – proseguono i consiglieri di opposizione del Comune di Perugia – sono sconcertanti. È stato detto che il corteo era ‘privato’ e gli organizzatori potevano decidere liberamente chi potesse partecipare e a quali condizioni. Possibile che il Comune non avallasse tali condizioni? Una tesi pilatesca e pericolosa, perché finisce per giustificare l’esclusione di chiunque da una manifestazione pubblica e simbolica come quella del 25 aprile semplicemente perché non gradito agli organizzatori”. “È stato poi sostenuto – proseguono i consiglieri di opposizione del Comune di Perugia – che Arianna Ciccone, per il lavoro che svolge, ‘avrebbe dovuto sapere’ quali fossero le regole del corteo. Come se la responsabilità di quanto accaduto fosse di chi subisce l’esclusione e non di chi la impone. Ancora più grave è stata l’argomentazione secondo cui, dopo quanto accaduto lo scorso anno, quando un manifestante con la bandiera ucraina fu addirittura aggredito fisicamente, presentarsi con una bandiera giallo-azzurra significa esporsi a dei rischi. Una posizione che manifesta una resa culturale e civile alla violenza nei cortei: invece di condannare chi minaccia o intimidisce, si invita implicitamente chi manifesta liberamente le proprie idee a rinunciare a farlo”. “Noi continuiamo a credere – commentano i consiglieri di opposizione del Comune di Perugia – che il 25 aprile debba essere la festa della Liberazione, fatto storico ben preciso e contestualizzato e non essere la parata di ideologie di parte, come invece sta avvenendo sempre con maggior frequenza nelle città italiane. Continuiamo a credere che un’istituzione democratica abbia il dovere di esprimere solidarietà quando una cittadina viene discriminata perché sfila con un simbolo di libertà e di resistenza .Il voto della maggioranza resterà agli atti. Così come resterà agli atti il rifiuto di pronunciare una parola semplice ma necessaria: solidarietà”.


