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“Se non io chi” di Stefano Bufi tra libertà, coraggio e memoria

Grande partecipazione per la presentazione del libro alla biblioteca Clt

TERNI – Temi come la libertà, la responsabilità civile e i drammi del nostro tempo sono stati analizzati presso la affollata Biblioteca CLT di Terni, in occasione della presentazione del romanzo “Se non io chi” di Stefano Bufi. L’evento, inserito nella rassegna culturale “L’Angolo dell’Autore” e promosso dal Comitato di Terni della Società Dante Alighieri, ha registrato un’ampia e attenta partecipazione di pubblico, confermando il profondo interesse della cittadinanza.

Il romanzo narra l’intensa vicenda di Edvard, un giovane tenente dell’aviazione svedese legato all’Italia da profonde radici familiari. Scosso dall’invasione russa dell’Ucraina, il protagonista compie la scelta radicale di lasciare le forze armate e la sicurezza del proprio Paese per partire volontario a difesa del popolo ucraino e dei valori democratici, andando incontro a un tragico destino nel Donbass. Nel corso dell’incontro, magistralmente moderato dalla presidente del Comitato Dante Alighieri di Terni, Anna Rita Manuali, l’autore ha condiviso con la platea la genesi profonda dell’opera, svelandone i retroscena familiari e storici.

Stefano Bufi ha sottolineato come: «È stata una presentazione molto partecipata, con persone estremamente attente. Questo libro è il racconto di una storia vera, di cui sono venuto a conoscenza attraverso miei lontani parenti. Parla di un ragazzo svedese con una nonna italiana, che è stata il tramite parentale fondamentale grazie al quale sono entrato in contatto con questa vicenda. La trama si sviluppa proprio nella cornice di questo ricongiungimento familiare: la nonna si era sposata con un ufficiale svedese ed era andata a vivere in Svezia, per poi ritrovarsi con i parenti italiani nel 2021; appena due anni dopo è accaduto tutto questo. Due mesi dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, infatti, il ragazzo parte per l’Ucraina per motivi puramente ideali, perché sentiva il bisogno profondo di fare qualcosa per quel popolo e di difendere i valori della libertà e della democrazia. Purtroppo il ragazzo non fa più ritorno a casa, poiché muore in uno scontro a fuoco con i russi. Nel libro ho voluto inserire la preziosa testimonianza dei genitori del giovane: sono andato personalmente in Svezia per vedere i loro luoghi e sentire direttamente le loro voci. Ci tengo a sottolineare che si tratta di un romanzo, ed è la storia di una scelta individuale e non di una cronaca di guerra; un’opera che vuole mettere in luce sentimenti universali come la perdita e la crudeltà di un conflitto che non risparmia nessuno»

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