GUBBIO (Perugia) – La città ha reso omaggio oggi (sabato 16 maggio) al suo protettore celeste Sant’Ubaldo. In mattinata, come da tradizione, le vescovo Luciano Paolucci Bedini ha presieduto il solenne pontificale in cattedrale. Alla sentitissima cerimonia religiosa hanno preso parte il sindaco Vittorio Fiorucci, i rappresentanti dei Comuni della diocesi e tutti i protagonisti della Festa dei Ceri. “Ricordiamo con ammirazione e riconoscenza, le tante volte che il vescovo Ubaldo si è fatto difensore del suo popolo, non tirandosi indietro da responsabilità scomode e pericolose, ma mettendo la sua persona a servizio dei suoi figli e fratelli – ha affermato il vescovo durante l’omelia – Sempre è andato incontro, anche a chi lo minacciava, con un tratto di rispetto e mitezza, e mai ha cercato lo scontro con chi gli si opponeva”. La mitezza di Ubaldo, ha ricordato il presule, non è debolezza, passività o mancanza di coraggio “è invece una virtù attiva, una disposizione d’animo paziente e delicata, capace di dominare se stessi e di non lasciarsi coinvolgere dal male e dalla cattiveria incontrati. La mansuetudine del nostro santo patrono è una forza interiore, che sceglie prima di tutto la comprensione verso ogni fratello, invece che la reazione rabbiosa e violenta al male che viene dagli altri”. E ancora: “Questo atteggiamento spirituale è frutto dello Spirito Santo che, nella fede, ci fa seguire le orme di Gesù il quale si è detto mite e umile di cuore e ha proclamato beati i miti perché erediteranno la terra. Spesso per noi la durezza e l’arroganza che incontriamo nelle nostre relazioni è fonte di timore o di rabbia. Suscitano in noi rancore e volontà di contrapposizione. A volte, anche solo per difenderci da chi ci attacca o ci offende, assumiamo, a nostra volta, posizioni conflittuali e violente”. Ha concluso monsignor Paolucci Bedini: “Ci manca la forza della pazienza e la sapienza per provare a comprendere le ragioni dell’altro. Dimentichiamo troppo spesso la premessa necessaria, in ogni relazione, per un credente: che l’altro è prima di tutto un fratello, anche quando sbaglia. In questo Sant’Ubaldo è stato per noi un grande maestro con la sua umile testimonianza di vita”.

