PERUGIA – “Di fronte al fallimento della sinistra regionale sulla sanità, la presidente Stefania Proietti prova ora a mascherare il problema delle liste d’attesa con annunci e gruppi di lavoro sull’appropriatezza prescrittiva. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: invece di investire su personale, strutture e macchinari, si sceglie di restringere l’accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie, andando a ledere un diritto fondamentale come quello alla salute”. Lo dichiarano i consiglieri di minoranza dell’Assemblea legislativa Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Paola Agabiti, Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia), Nilo Arcudi (Tp-Uc).
“In pratica – spiegano – si cerca di ridurre le liste d’attesa diminuendo il numero di cittadini che possono entrare nelle liste stesse. Questa non è la soluzione, ma un metodo profondamente sbagliato, vergognoso e anticostituzionale. Il diritto alla salute non può essere negato ai pazienti, scoraggiando o impedendo le prescrizioni e le prenotazioni delle visite. I cittadini umbri hanno diritto a curarsi, non a sentirsi dire che l’esame o la visita non sono più ‘appropriati’ solo perché il sistema sanitario regionale non riesce a garantire tempi dignitosi. Tanto più che l’appropriatezza prescrittiva non è una novità introdotta oggi dalla Giunta regionale di sinistra, ma un principio già regolato da norme nazionali, linee guida scientifiche e protocolli regionali esistenti da anni. Ad esempio, esistono già linee guida cliniche delle società scientifiche e dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) che vengono utilizzate per orientare le decisioni cliniche dei medici. Esiste un Decreto Appropriatezza prescrittiva (DM 9 dicembre 2015 e successive norme Lea) che definisce ‘condizioni di erogabilità’ e ‘indicazioni di appropriatezza prescrittiva’ per numerose prestazioni specialistiche ambulatoriali del servizio sanitario nazionale. Esiste poi il ‘Piano nazionale di governo delle liste d’attesa’ che stabilisce le classi di priorità delle prescrizioni (U, B, D, P), con tempi massimi differenziati per urgenza e tipologia di prestazione e i PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) regionali e aziendali, strumenti largamente utilizzati per definire percorsi standardizzati per specifiche patologie”.
“Strano che la Proietti e il suo qualificato team dell’assessorato alla sanità – concludono i consiglieri di opposizione – non sappiano tutto questo. Stop alla propaganda: servono medici, infermieri, investimenti tecnologici, più ore di visite e diagnostica, una vera valorizzazione della sanità territoriale. Non servono invece operazioni burocratiche o filtri che rischiano soltanto di lasciare indietro chi ha bisogno di cure. Su questo tema continueremo a batterci dentro e fuori le istituzioni, perché il diritto alla salute deve essere garantito e rispettato per tutti gli umbri, senza propaganda e senza scorciatoie”.


