Polo universitario di Terni, la Lega Giovani scende in piazza per il rilancio

In una nota Lorenzo Muzi accende i riflettori sul tema

TERNI – La Lega Giovani si mobilita per il futuro del Polo universitario di Terni, organizzando un appuntamento per sabato 20 giugno, dalle 17 alle 19, in Largo Villaglori. L’obiettivo della manifestazione è difendere il diritto allo studio delle migliaia di studenti ternani che, a causa della mancanza di un’offerta formativa adeguata, sono costretti ad andare a studiare a Roma, a Perugia, se non ancora più lontano. Al centro della protesta c’è una profonda preoccupazione per la situazione attuale: «Il Polo di Terni sta perdendo i suoi giovani. A questo si aggiunge la progressiva erosione dell’offerta formativa: la chiusura dei corsi in Lingue e Scienze della Formazione Cinematografica, la soppressione nel 2023 del corso in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, il mancato accoglimento della proposta di portare a Terni il corso di Scienze Motorie, che avrebbe portato con sé circa 500 studenti. Mentre Terni subisce una gestione frammentata e subalterna alle decisioni centralizzate di Perugia, la vicina Rieti ha fatto esattamente il contrario. Attraverso il consorzio Sabina Universitas, unendo le forze di Sapienza e Università della Tuscia, Rieti ha trasformato se stessa in un hub universitario interateneo con 16 corsi di laurea attivi entro il 2026. Oggi quella città attrae studenti dal bacino ternano» afferma Lorenzo Muzi del gruppo Lega giovani.

Per uscire da questa crisi e invertire la rotta nel 2026, la Lega Giovani punta su un piano di sviluppo concreto. La proposta per Terni prevede una riorganizzazione che valorizzi sia la vocazione scientifica della città sia la sua vita urbana: «La mozione pensata e discussa in Assemblea legislativa regionale dal Consigliere Enrico Melasecche (Lega), sul rilancio del Polo strategico di Terni, ha tracciato la strada: Pentima resta il luogo naturale per l’Ingegneria Industriale, la ricerca sui materiali e i corsi ITS, in sinergia con le acciaierie e il tessuto produttivo della città. Gli investimenti già previsti vanno confermati e accelerati, consolidando la vocazione scientifica e tecnica del sito. Ma una università moderna non può vivere solo di laboratori, ha bisogno anche di un’anima urbana attraverso la realizzazione di un Campus Urbano Diffuso nel centro città, utilizzando edifici storici e prestigiosi oggi dismessi, quali: l’ex sede della Banca d’Italia in Piazza Tacito, gli immobili di proprietà dell’INPS (ex sede INPDAP e l’ex punto INPS di Corso Tacito), per ospitare nuovi corsi in ambito Giuridico-Finanziario e Sociale, il corso di Scienze Motorie, biblioteche, mense e sale studio integrate nel tessuto urbano. Non nuovi mattoni, ma Il recupero intelligente di patrimonio esistente. Un’operazione di rigenerazione urbana con zero consumo di suolo, che avrebbe il doppio effetto di dare nuova vita al centro storico, oggi in crisi, e di offrire agli studenti luoghi di aggregazione e vivacità, la cui assenza oggi li spinge verso Roma, Viterbo e Perugia» conclude Lorenzo Muzi.

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