M.Brun.
PERUGIA – Che succede alla dirigenza della Regione? Le dimissioni per termine raggiunto di sopportazione da parte di Nicodemo Oliverio, capo di gabinetto della presidente Proietti, sono solo la punta dell’iceberg di un disagio diffuso, come insiste nel dire qualche grande navigatore che dei mari regionali?
Segnali di insofferenze varie e porte chiuse arrivano da Punto Zero, in attesa di cambiare nome in “Umbria facile”. Ma lì a far paura sono soprattutto i silenzi.
Sono in fila per andarsene dalla sanità e dal Broletto, cupo monumento al Burocrate del socialismo reale, tutto uffici-scatoletta, nessun open space che per fare una riunione con l’assessore bisogna andare nella piazza sottostante.
Raccontano che il leggendario sai baba dell’economia, l’atarattico Rossetti, abbia dato segni di insofferenza.
Ma aria da spy mistery story è quella che si narra nei corridoi dei passi perduti di palazzo Donini: protagonista l’autorevole capo dei legulei della Regione, già una volta autore di un’irritata nota destinata a Umbria7, Luca Benci.
Tema del romanzesco intreccio: il parere legale sullo stadio clinica partito dai tecnici (dottoressa Boco dixit) e giunto a quelli del Comune di Terni, che suonava come una bocciatura dal sapore molto politico e poco tecnico, è stato redatto dopo aver sentito l’ottimo capo del competente ufficio legale oppure no?
E si fossero dimenticati di chiamarlo?
Potrebbe suonare come un altro segnale di “pollice verso” per i dirigenti regionali? Un accentramento presidenziale su tutto e tutti, delibera per delibera, come racconta un funzionario di lungo corso con i capelli ritti?
Magari è un allarme eccessivo, magari no. Vediamo.


