DIEGO DIOMEDI
La vendemmia 2026 in Umbria è già iniziata e lo ha fatto con un anticipo che, almeno per le prime varietà raccolte, appare eccezionale. A raccontare l’andamento di questa annata è Maurizio Mazzocchi, agronomo e produttore proprietario dell’azienda vitivinicola Tenuta Cavalier Mazzoccho, che evidenzia luci e ombre di una stagione segnata da temperature elevate e da una siccità che in alcune zone si protrae ormai da oltre un mese. «Quest’anno la vendemmia è iniziata il 7 agosto – racconta Mazzocchi – ed è stata la più precoce di sempre. La scelta di partire così presto è stata dettata anche dalla necessità di portare in cantina uve con gradazioni alcoliche non eccessive. Da noi, ad esempio, abbiamo raccolto un vecchio vigneto di Chardonnay proprio il 7 agosto».
Mazzocchi, qual è la prima fotografia di questa vendemmia?
«La prima impressione è positiva soprattutto dal punto di vista qualitativo. Dove l’uva è rimasta sana e integra, la qualità è buona. Naturalmente ci sono differenze da zona a zona e non mancano alcune problematiche fitosanitarie».
Quali sono i problemi che avete riscontrato?
«Sulle varietà più sensibili, come lo Chardonnay, si è visto qualche problema di oidio. Poi c’è il tema delle scottature. Le giornate con sole molto intenso e temperature elevate possono provocare conseguenze sui grappoli. Anche cercando di mantenere il più possibile il grappolo coperto dall’apparato fogliare, qualche problema di scottatura può comunque manifestarsi».

Il tema centrale sembra però essere quello della siccità.
«Sicuramente. Le prime uve raccolte, soprattutto quelle delle varietà precoci, stanno risentendo molto di una siccità che in alcune zone è diventata importante. Ci sono aree dove non piove ormai da oltre 40 giorni. Con le temperature che abbiamo avuto, le viti sono sottoposte a forte stress e questo si riflette anche sull’acino, che non riesce a mantenere un turgore adeguato».
E questo cosa significa concretamente per la produzione?
«Significa che la resa in mosto è ridotta. Per le varietà precoci siamo nell’ordine del 50-55 per cento. È un dato che va letto naturalmente in relazione alle singole situazioni, perché le condizioni non sono uguali dappertutto».
La situazione potrebbe cambiare con le prossime settimane?
«Dobbiamo aspettare. Le previsioni ci indicano ancora alcuni giorni di temperature estreme. Dopo il 17-18 agosto potrebbero esserci temperature più basse, ma al momento non si vedono all’orizzonte piogge che possano portare quel refrigerio necessario ad abbassare le temperature e soprattutto a restituire un po’ di acqua disponibile alle piante».

Quanto pesa la differenza tra i terreni irrigabili e quelli dove non è possibile intervenire?
«Pesa molto. Dove non c’è irrigazione a goccia e non esiste la possibilità di intervenire, se non piove da un mese e mezzo i problemi di siccità diventano evidenti. Si vedono anche sulle foglie. La situazione è particolarmente evidente nei terreni più argillosi, che sono maggiormente soggetti a spaccarsi in condizioni di siccità. Quando il terreno si asciuga in questo modo, la vite rimane praticamente senza soluzione circolante disponibile».
E dal punto di vista quantitativo, al momento, quale quadro emerge?
«Per ora possiamo parlare di una situazione sostanzialmente in equilibrio. Non ci sono punti caratterizzati da una grande produzione, ma complessivamente siamo nella media produttiva. Naturalmente bisognerà vedere cosa accadrà con le successive raccolte».
Quindi il giudizio definitivo sulla vendemmia è ancora prematuro?
«Assolutamente sì. Le prime indicazioni sono buone sul piano qualitativo, soprattutto dove l’uva è arrivata sana alla raccolta, ma molto dipenderà dall’andamento del tempo. Una pioggia rinfrescante potrebbe essere utile per riportare un po’ di equilibrio nelle piante. Dobbiamo quindi aspettare le prossime settimane e osservare come reagiranno i vigneti».
La vendemmia umbra si trova dunque davanti a un’annata partita con un anticipo record, nella quale la qualità delle uve sembra reggere, ma con una variabile determinante ancora da monitorare: l’acqua. Le prossime raccolte diranno quanto caldo e siccità avranno inciso complessivamente sulla produzione.



