PERUGIA – «Sui risultati del numero 116117 la Regione Umbria ha enfatizzato eccessivamente i tempi di risposta, presentandoli come un segnale di efficienza. Ma la vera domanda è: il cittadino riceve una risposta sanitaria efficace oppure viene semplicemente indirizzato verso un altro servizio?». A intervenire sono Andrea Romizi, consigliere regionale FI, e Augusto Peltristo, capogruppo FI al Comune di Perugia che chiedono maggiori garanzie sulla qualità dell’assistenza offerta.
«La prima misura da garantire – proseguono – è la presenza continuativa di un coordinatore sanitario non laico nella centrale per tutta la durata del servizio. Non basta rispondere velocemente al telefono: servono competenze sanitarie, supporto agli operatori e una valutazione appropriata delle situazioni più complesse». ll dato secondo cui quasi l’80% delle chiamate riceve risposta entro un minuto, sottolineano Romizi e Peltristo, «non dimostra da solo l’efficacia del servizio.Se la maggior parte delle chiamate viene indirizzata alla Continuità assistenziale, è legittimo chiedersi quale sia il valore aggiunto della centrale e quanto sia approfondita la valutazione delle richieste. Le procedure standardizzate non possono sostituire le competenze cliniche: occorre un riferimento sanitario stabile, capace di contribuire alla gestione appropriata dei casi più critici».
Romizi si è già interessato alla questione attraverso un’interrogazione alla presidente Proietti che si è svolta il 25 giugno 2026 nella seduta di Question Time, sollevando interrogativi sul ruolo degli operatori non sanitari e sulla necessità di un adeguato supporto medico «ma le risposte ricevute non hanno chiarito fino in fondo le criticità sollevate: servono dati verificabili, chiarezza sulle modalità di supervisione clinica e interventi organizzativi concreti, a tutela dei cittadini».
Per Romizi e Peltristo, il problema si inserisce in una più ampia necessità di rafforzare la sanità regionale: «mentre la Regione esalta i risultati del servizio telefonico, continuiamo ad avere bisogno di più medici e personale sanitario, professionisti motivati e condizioni di lavoro adeguate. È indispensabile investire sulla medicina territoriale, sui medici di medicina generale, sulla Continuità assistenziale, sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e sugli ospedali. Occorre rafforzare gli organici e prevedere incentivi adeguati, soprattutto nei contesti più difficili. Valorizzare i medici di base, gli infermieri e tutto il personale sanitario significa migliorare la presa in carico dei pazienti, garantire continuità assistenziale e ridurre il ricorso improprio ai Pronto Soccorso. Non possiamo risolvere le carenze della sanità territoriale moltiplicando i passaggi telefonici o affidandoci esclusivamente a procedure informatiche e algoritmi».
Romizi e Peltristo chiedono pertanto alla Regione di chiarire il ruolo del personale sanitario nella gestione delle chiamate, le modalità di supervisione clinica, la presenza continuativa di un coordinatore sanitario non laico e i criteri utilizzati per valutare l’appropriatezza degli indirizzamenti. Chiedono inoltre quali interventi siano previsti per rafforzare gli organici e migliorare l’assistenza.
«La sanità pubblica non si misura soltanto contando le telefonate o celebrando i tempi di risposta – concludono Romizi e Peltristo – ma sulla capacità di garantire sicurezza e accesso concreto alle cure. La presenza continuativa di un coordinatore sanitario nella centrale 116117 deve essere una priorità, insieme a un investimento strutturale sull’intera sanità umbra: più medici, più personale, condizioni di lavoro dignitose e servizi territoriali realmente funzionanti. È su questi risultati concreti che la Regione deve essere giudicata, non soltanto sulla rapidità con cui vengono smistate le telefonate».


