Le figure dell’assenza: Luciano Crisostomi in mostra a Terni

A Casa di Anselmo, dal 24 ottobre al 15 novembre, un’esposizione dedicata all’artista

E.C.

TERNI – La pittura come strumento per interrogare la storia, raccontare le contraddizioni del presente e dare forma al peso della memoria. È questo il filo conduttore di “Impronte di un’assenza”, la mostra di Luciano Crisostomi che sarà inaugurata sabato 24 ottobre alle ore 18 a Casa di Anselmo, a Terni, dove resterà visitabile fino al 15 novembre 2026. L’esposizione, curata da Francesco Santaniello e Franco Profili, rende omaggio all’artista in occasione dei suoi novant’anni e riporta all’attenzione del pubblico un percorso creativo di grande originalità.

L’appuntamento si inserisce nella programmazione 2026 di CAU – Cantiere di Arti Urbane Terni, il Festival Diffuso curato da Tempus Vitae, che prosegue con un calendario fitto di iniziative dedicate all’arte contemporanea. Dopo le mostre di Giampiero Nucciarelli, Giancarlo Galeotti e Laura Priami, il progetto torna negli spazi di Casa di Anselmo per presentare una serie di opere provenienti direttamente dallo studio di Crisostomi, realizzate negli ultimi tempi e finora mai esposte al pubblico. Il lavoro di Crisostomi si distingue per una ricerca pittorica capace di intrecciare sensibilità figurativa e lettura critica della storia. Muovendo da una cultura visiva che richiama la tradizione del Quattrocento, l’artista ha saputo reinterpretare in chiave contemporanea avvenimenti e trasformazioni politiche, culturali e artistiche, attraversando i secoli fino alle profonde fratture del Novecento. Una ricerca che, pur conservando un forte legame con la pittura, si avvicina talvolta al linguaggio concettuale.

Al centro della mostra emerge una sequenza di figure ritagliate nel cartone, ripetute in una sorta di insistente variazione sul medesimo soggetto. I volti sono appena delineati, gli abiti neri, il capo chino, lo sguardo basso e le braccia abbandonate lungo il corpo. Presenze essenziali e spoglie, accomunate da un atteggiamento che sembra sospeso tra dolore, vergogna e rassegnazione. La ripetizione diventa così un dispositivo espressivo: quelle sagome anonime sembrano raccontare un’umanità schiacciata dal peso della violenza e della morte, restituendo un’immagine inquieta di un’epoca segnata da conflitti e smarrimento. È una pittura che rinuncia al superfluo per affidare alla postura dei corpi e alla loro serialità tutta la propria forza comunicativa.

Le opere portano inoltre il segno di un lavoro complesso e sofferto, condotto mentre le difficoltà della vista dell’artista si facevano sempre più presenti, senza spegnere la lucidità della sua ricerca. Ne nasce un nucleo espositivo di particolare intensità, nel quale la dimensione personale si intreccia con una riflessione più ampia sulla condizione umana e sulla responsabilità della memoria. Con “Impronte di un’assenza”, CAU conferma la propria attenzione verso progetti che mettono in relazione il patrimonio artistico del territorio con i luoghi che ne custodiscono la storia. Palazzi, musei, atelier e abitazioni private diventano tappe di un percorso culturale diffuso, capace di avvicinare il pubblico agli artisti e di valorizzare spazi che appartengono alla memoria collettiva della città. La scelta di Casa di Anselmo assume, in questo senso, un significato particolare. L’abitazione di Oberdan Di Anselmo ed Emilia Vannucci, frequentata anche da Crisostomi, torna a essere scenario di un incontro tra arte, relazioni e identità cittadina. Grazie all’impegno di Fabiano Di Anselmo, la casa continua infatti a vivere come spazio aperto alla cultura e alla produzione artistica.

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