Oltre 5mila presenze per Orizzonti digitali

I numeri dell’edizione 2026

PERUGIA – Si chiude con oltre 5mila presenze, triplicando i numeri della scorsa edizione, Orizzonti Digitali, il forum sull’AI diretto da Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e tra i massimi esperti internazionali nel campo della robotica e dell’AI. La manifestazione è stata promossa da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, ANCE Umbria, Umbria Business School e ITS Umbria Academy, grazie alla media partnership di Rai.
Oltre 200 esperti italiani e di rilievo internazionale si sono alternati in 50 panel e talk tra le location di Perugia e Terni per parlare di come l’intelligenza artificiale stia profondamente cambiando tutti i campi della contemporaneità: dalla scienza alla tecnologia, dalla finanza alla società, dalla pubblica amministrazione alla sanità e, in generale, tutto il mondo delle aziende. E proprio per la vastità dei temi trattati, la quattro giorni ha visto una partecipazione nutrita di pubblici tanto diversi quanto interessati: oltre 5mila persone, tra studenti dell’università, manager aziendali e appassionati.
“Chiudiamo questa quarta edizione di Orizzonti Digitali con un bilancio estremamente positivo, sia per la partecipazione del pubblico sia per la qualità e la ricchezza dei contenuti proposti – ha sottolineato il presidente di Confindustria Umbria Giammarco Urbani – In questi giorni abbiamo portato in Umbria personalità di primo piano del mondo della ricerca, delle imprese e delle istituzioni, dando vita a un confronto di alto livello sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo in ogni ambito della nostra società. Come sistema Confindustria Umbria abbiamo voluto realizzare una manifestazione che andasse oltre la nostra comunità imprenditoriale, aprendosi all’intero territorio, ai giovani, al mondo della scuola e della formazione, alle istituzioni e ai cittadini. La risposta del pubblico conferma quanto sia forte l’interesse verso questi temi e quanto sia importante creare occasioni di approfondimento e di dialogo. Il nostro obiettivo è che il valore di questi quattro giorni non si esaurisca con la manifestazione, ma contribuisca ad alimentare nuove collaborazioni e progettualità concrete, accompagnando le imprese e il territorio nelle sfide dell’innovazione”.
“Un’edizione straordinaria che il servizio pubblico ha contribuito a rendere speciale nei contenuti, con moderazioni prestigiose e con una informazione di assoluta eccellenza” ha detto Giovanni Parapini, Direttore della Sede Regionale Rai Umbria.
Tema scelto per quest’anno, l’era della co-intelligenza, “la combinazione dell’intelligenza umana con quella sempre più presente dell’intelligenza artificiale – spiega il direttore del festival, Giorgio Metta – motivo di studio e di confronto di questo festival è quello di capire effettivamente dove sia la giusta via di mezzo: come sempre la tecnologia utilizzata senza controllo rischia di diventare un nuovo divide anche sociale, mentre la  tecnologia usata ai fini positivi e in questo caso come meccanismo per aumentare la produttività è qualcosa di positivo. Orizzonti Digitali è l’inizio di un confronto necessario”. Per Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione GIMBE, esiste un gap fra il progresso delle tecnologie in sanità e l’implementazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale e aggiunge “l’uso può essere molto più estensivo, può essere applicato a processi organizzativi, può essere applicato a decisioni cliniche, però ancora non c’è una strategia di sistema in grado di poter colmare questi gap”. Non ha dubbi, invece, Francesco Del Prato, Assistant Professor presso la Aarhus University, quella che stiamo vivendo è “l’era della più importante rivoluzione tecnologica che probabilmente abbiamo mai sperimentato”. Secondo Emilio Barucci, professore di matematica finanziaria del Politecnico di Milano, “la vera sfida dell’era dell’intelligenza artificiale è capire come integrarla per trarre benefici nel nostro agire quotidiano e più in generale per la sostenibilità”. Edoardo Colombo, presidente di Turismi.ai vede nell’ascesa della nuova tecnologia una chance anche per i media tradizionali che secondo l’esperto “tornano ad essere molto importanti perché per l’intelligenza artificiale sono rilevanti”. Beatrice Carolina Iaia, Ceo & founder Biotitan Nanotechnology, afferma che l’era della co-intelligenza “significa portare innovazione utilizzando strumenti nuovi che ci portano a un futuro di cui ancora non sappiamo niente, però possiamo veramente sfruttare la nostra esperienza da un lato e chiaramente tutti gli strumenti che ci sono dall’altro”. Per Vittorio Murino, Principal Investigator IIT e Professore ordinario dell’Università degli studi di Verona, la co-intelligenza “può migliorare il welfare dell’essere umano”. Monsignor Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, nella sua riflessione sul tema dell’evento afferma: “Il lavoro che si sta facendo attraverso la collaborazione tra soggetti istituzionali diversi ha una ricaduta che ci auguriamo possa arrivare fino alla gente, fino a valorizzare questi sistemi di intelligenza artificiale a beneficio di tutti”. “Senso di sé, incarnazione e apprendimento continuo”: per Angelo Forli, Principal Investigator IIT, è questo il terreno su cui si gioca la partita tra intelligenza biologica e intelligenza artificiale. Secondo Anna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’IIT, l’avvento dell’AI nel campo della conservazione dei beni culturali apre nuovi orizzonti: “Possiamo infatti usare l’intelligenza per accompagnare quello che è il lavoro degli archeologi, degli umanisti, degli storici dell’arte per comprendere più a fondo il nostro patrimonio culturale e il nostro passato e riuscire a trovare dei modi per conservarlo in maniera che non abbiamo ancora potuto utilizzare”. Marco De Vivo, Principal Investigator e Direttore Associato per le Scienze Computazionali IIT, ha parlato degli effetti di questa nuova era di coesistenza: “Sostanzialmente abbiamo un’accelerazione di molti dei processi che prima prendevano più tempo, quindi accelerando possiamo esplorare più ipotesi, possiamo verificare più ipotesi e quindi focalizzare l’esperimento che poi rimane essenziale su ciò che ha le più alte chance di funzionare”. Un’integrazione che, secondo Giulio Deangeli, neuroscienziato computazionale, non sarà esente da problemi: “Molte persone dovranno adattarsi, cambiare la maniera in cui in cui lavorano, perché alcuni processi che erano sensati fino a poco tempo fa, oggi non sono più sostenibili”. E secondo lo studioso “questo comporterà un cambiamento significativo e al tempo stesso delle opportunità incredibili”. Per Cosimo Accoto, Research affiliate MIT, Adjunct Professor UNIMORE e AI Advisor Pollicino & Partners, l’ascesa dell’AI significherà “poter  fare affidamento a forme, logiche e capacità cognitive e intelligenze nuove, ma questo apre anche alla necessità per la nostra intelligenza di interfacciarsi con le altre intelligenze e creare una sorta di orchestrazione cognitiva che sia in grado di farci prosperare dentro il XXI secolo”. Per Emanuela Girardi, Presidente ADRA, Fondatrice e Presidente POP.AI, “l’era della co-intelligenza è quella in cui l’intelligenza artificiale aumenta l’intelligenza umana. L’AI sono strumenti molto potenti che, se conosciuti, governati e usati in modo sicuro e consapevole, possono aiutarci a risolvere i problemi complessi della nostra società. Per questo è fondamentale che tutti, non solo gli esperti, imparino a conoscerli”.

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