di Marco Brunacci
PERUGIA – Il dibattito sulla legge sul fine vita, approvata dall’Umbria con la presidente Proietti che non ha partecipato al voto, si sta arroventando.
E’ monsignor Renato Boccardo, presidente dei vescovi umbri, a tirare la stoccata più pesante. Dice senza mezzi termini: “La coscienza illuminata dal Vangelo dovrebbe valere sempre più della poltrona”. Per la super cattolica Stefania Proietti un colpo pesantissimo. Fa seguito all'”amarezza e delusione” espressa da tutti i prelati umbri, ma rischia di trasformarsi in una tempesta per Stefania Proietti.
L’intervento dei vescovi muove dall’appello del Papa (che non verrà il 27 ad Assisi, anche se ci sono motivi sanitari) e da un convincimento dottrinale profondo, però non manca di mettere in discussione anche l’urgenza di addottare una legge sul suicidio medicalmente assistito, come deciso dall’Umbria.
A leggere la nota di Boccardo, si capisce infatti che alla presidente Proietti è mancata anche la forza politica di rinviare a un confronto nazionale la controversa questione. Ma questo è frutto del testacoda del Campo largo, come già segnalato da Umbria7, che mostra tutti i limiti di aggregazione utile per vincere le elezioni, ma non in grado di trasformarsi in coerente coalizione di governo.
Da sinistra sono arrivate le stesse pesanti critiche alla presidente Proietti, essendo, con ogni evidenza, questa sul fine vita una legge-bandiera di partiti e movimenti a sinistra, ben diversa da una questione di coscienza, come si è tentato timidamente di affermare.
L’intervento tranchant di Boccardo ha provocato una serie di commenti tanto pesanti sul web da indurre il consigliere regionale del Pd, Francesco Filipponi, a diffondere una nota in un cui esprime “piena vicinanza dell’arcivescovo Boccardo fatto oggetto di post diffamatori sui social” invocando “rispetto reciproco anche nelle differenze”.
Ma da Terni tiene banco anche il voto a favore della legge sul suicidio medicalmente assistito che è stato espresso a sorpresa dalla responsabile della Comunità di Sant’Egidio ternana, Maria Grazia Proietti, consigliera regionale del Pd. In ambienti cattolici, si fa presente che la Comunità di Sant’Egidio ha diffuso l’ultima nota in cui invita i governi a garantire il diritto alla cura e alla vita, dopo la decisione della Spagna.
La posizione della Comunità è netta, come mai allora Maria Grazia Proietti ha deciso di votare a favore di una legge avversata dalla Comunità, mantenendo un ruolo di responsabile nella Comunità stessa? E, per aggiungere veleno a veleno, c’è anche chi ha fatto laradiografia del voto dell’Assemblea legislativa umbra: 11 voti a favore, compresa M.G. Proietti, ma con la presidente Stefania Proietti in fuga. Per il resto: 6 voti contrari (uno della Tagliaferri, lista Proietti) e 3 astenuti del centrodestra, con l’astensione che, per regolamento, conta come voto contrario.
Conclusione:il voto contrario o di astensione delle due Proietti, da cattoliche osservanti, come ha fatto la Tagliaferri, avrebbe ribaltato il risultato finale e la legge sarebbe stata bocciata. Rovesciando il ragionamento: è stata la prima legge sul suicido medicalmente assistito che è stata decisa dal voto e dal non voto determinante di due cattoliche osservanti, che sono espressione di quel mondo cattolico tanto contrario a questa legge. Certo è probabile che, con una bocciatura, sarebbe saltata la Giunta regionale del Campo largo, ma ecco allora che assume un altro rilievo il commento di Boccardo che “terremota” Proietti: val più la poltrona, che la coscienza.

