Prisco e Martina
Prisco e Martina

Umbria e commissariamento Pd, provaci ancora Martina

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ferragosto agitato nel centrosinistra per il nuovo segretario regionale (imposto da Roma?), mentre il centrodestra approfitta della pausa per accomodarsi. Ma il caso Prisco diventa il monumento all’imbarazzo. E i finanziamenti per il terremoto uno smacco

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sì, è vero. Qualcuno, ricordando i risultati ottenuti a Terni dopo il suo intervento, vorrebbe presentarsi a Narni con le trecce d’aglio e l’esorcista.

Non per superstizione ma solo precauzione. Il segretario nazionale del Pd Martina tornerà infatti a presentarsi a fine mese in Umbria per dare il suo illuminato parere sulla soluzione della crisi del Pd umbro, al momento privo di vertici regionali.
Un preciso disegno vuole che Martina arrivi, scopra che non c’è una soluzione condivisa per fare il nuovo segretario regionale, e piazzi il commissario di sua iniziativa. Naturalmente l’ottimo Walter Verini, portato a spalle in processione come una Madonna pellegrina in queste ultime settimane dal sindaco di Marsciano Todini, dal faraone di Sviluppumbria, l’insostituibile Mauro Agostini, oppure dal vicepresidente della giunta regionale Paparelli, l’eroe della disfatta della campagna elettorale ternana, che però non ha i numeri per vincere se non arriva l’imposizione dall’alto. Marina Sereni, che è troppo istituzionale per essere inglobata in una campagna così sghemba come questa per Verini segretario, si è defilata.

Questa è l’ansia principale del Ferragosto della politica umbra che si divide tra chi si agita e chi si accomoda. L’agitazione è tutta del Pd, come abbiamo appena spiegato, e tutto quel che si muove e rimuove, come un bosco battuto dal vento, dipende dall’appuntamento di fine agosto. È vero che è difficile capire cosa ci sia da agitarsi nel Pd, ex gigante rosso padre padrone dell’Umbria della politica, ridotto a partito comprimario da scelte sciagurate e da una deriva della classe dirigente senza precedenti. Il Pd umbro ha perso tutto quello che poteva perdere e ora si appresta a cedere anche la Regione, se non ci si attrezza in fretta con i miracoli.
Di solito ci si agita per spartirsi bottini, questa è la prima volta che l’ansia è a perdere, per chi farà il capitano della nave che affonda.
In verità c’è un richiamo della foresta forte come un ululato, con qualche tono anche lugubre, e che vorrebbe radunare gli ex Ds in un progetto che per molti osservatori si muove tra l’anacronistico e il perdente, ma è evidentemente forte se è l’unica lingua che si capisce in questa Babele. Non è un caso che si fa un gran parlare di correnti, in questi giorni, dentro l’ex partitone umbro. Un’insistenza sospetta. Chi evoca le correnti in realtà vuole solo far valere la legge del più forte, ritenendo che il più forte sia il correntone degli ex Ds?
Sull’epilogo della grande crisi con un commissariamento Verini (a proposito sapete che anche il sindaco di Magione Chiodini e, a giorni alterni, anche quello di Castiglion del lago, Batino, ci stanno facendo un pensierino?) si gioca questo frangente di stagione. E la curiosità di tutti è sapere se i due segretari provinciali ancora in carica regolarmente (Miccioni e Silveri) si lasceranno decapitare o reagiranno. Non perché sia una gran notizia ma perché si capirà meglio fino a che punto è sceso il livello della classe dirigente dell’ex gigante rosso umbro.

Abbiamo detto di chi si agita, ora diciamo di chi si accomoda. E qui bisogna cercare a destra dello schieramento. Prima tocca a chi prova a trovare un accomodamento: Forza Italia è uscita dalle elezioni come una cura dimagrante da morirci stecchiti, ma ha anche con un numero di parlamentari che non aveva mai avuto. Il Ferragosto è ideale per confondersi con l’arredamento e non far parlare di sé. Per trovare il modo di tornare a settembre tutti sotto l’ala di Tajani, che ha avuto un mandato preciso da parte di Berlusconi, con ampia possibilità di manovra. Riusciranno Modena e Nevi, ma soprattutto Polidori, a ritrovarsi in un omogeneo disegno per il centrodestra in Umbria, che abbia in Tajani l’architetto? A essere sinceri sulla riuscita del progetto, nessuno al momento ci scommetterebbe un penny, ma il tentativo è in corso.

Guida Nevi, come ovvio che sia, vista la sua storia di vicinanza a Tajani, ma il percorso è accidentato. E passa per il sindaco Romizi, che resta l’unica bandiera da sventolare per gli azzurri umbri. Ma Romizi ha due limiti: intanto continua a fare politica solo quando ce lo portano in catene e neanche tanto, due si sta tenendo l’onorevole Prisco in Giunta e per lui non è una bella cosa.
Non per la persona, che ci mancherebbe, ma perché quando uno come Prisco si fa eleggere deputato e poi alla Camera non lo riconosce neanche l’usciere vuol dire che doveva fare altro. E lui in realtà altro lo fa: l’assessore comunale a orario continuato. Vuol finire i suoi progetti? Nessuno è in grado di farlo così bene come lui? È l’unico indispensabile in un mondo di tutti utili ma tutti altrettanto sostituibili? La domanda inquieta.
È vero che, se Forza Italia sta cercando una strada per salvarsi da Salvini, per loro sempre meno compagno di strada e sempre più lupo cattivo, Fratelli d’Italia si tiene stretto quello che ha, in attesa di trovare un Santo Graal qualunque che ridia un senso alle battaglie dei cavalieri della destra, ora che da ogni parte e su ogni argomento spuntano (e vengono preferiti) quelli della Lega. Ma il Prisco assessore è il monumento all’imbarazzo, per Romizi e per i suoi.
Che segnali manda però il leader Fdi, Zaffini, dal Senato? Occupato, richiamate più tardi.

Attenzione: nessuno sa se il Governo cade e finisce la legislatura o moriremo di samba gialloverdi, però è sicuro che le elezioni a Perugia si fanno la prossima primavera. Servono decisioni in tempi rapidi, tenendo presente che stavolta bisognerà dare soddisfazione anche all’esercito leghista e quindi, nel centrodestra, ci si deve stringere e parecchio per far posto all’onda verde.
A proposito di leghisti: anche da quelle parti l’impressione è che ci si stia accomodando. Perché se l’onorevole Briziarelli si è preso una porta in faccia nella sua Passignano e cura le ferite, se Marchetti è tutto preso dal commissariare il neosindaco di Umbertide Carizia, la Tesei continua a fare il sindaco aspettando la Regione (se poi verrà), dall’astro nascente segretario regionale Caparvi qualcosa di più ci si potrebbe attendere, anche perché il personaggio non è affatto di secondo piano. Ma dopo la corsa delle due tornate elettorali anche qui si fa pausa.

Ma, nel mentre, non sfugge che i parlamentari umbri all’Umbria, in attesa che spunti la nuova alba, hanno fatto danni. Resterà memorabile quel pasticcio a loro insaputa che è stato – all’unanimità – quello del siluramento della legge sulle periferie, ma invece sa di Lega e Cinquestelle il pasticcio pesante dei finanziamenti per il terremoto. Le elucubrazioni sui motivi le lasciamo agli appassionati del genere, il risultato è uno e uno solo: sono stati tagliati i soldi dati dal precedente Governo e non ne stanno arrivando di nuovi. Il bilancio è in perdita. Dopo il nuovo che avanza, ecco quello che disavanza. Per l’Umbria della politica e dei relativi bisogni dei cittadini ecco un altro Ferragosto da far trascorrere rapidamente, sperando (anche contro speranza) in un settembre migliore.

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