Pd, nel giorno del ritorno di Renzi spunta il ticket Pensi-Meloni

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | A Roma il gran Matteo spara su Di Maio (centrando anche Zingaretti). E subito per l’Umbria torna un’ipotesi renziana per la segreteria regionale

di Marco Brunacci

UMBRIA – Sia chiaro: per rischiare hanno rischiato, ma alla fine la manifestazione di Roma del Pd non è stata un flop. Un aiuto l’ha dato anche la piccola Umbria. Non troppo, ma pure qualcosa. Merito soprattutto delle donne: Marina Sereni e ci mancherebbe, ma anche Ginetti e Cardinali e non senza la Dorillo, l’unica, ma non per questo meno importante, seguace di Martina dell’Umbria. E poi Verini, come da protocollo, al fianco di Veltroni, mentre spuntava dal fianco con la barba minacciosa, alla moda del Che, l’altrimenti mite Marco Regni da Marsciano. Quindi Miccioni e attenti a Leonelli, da poco vicino a Guerini, infiltrato nelle file dei pro Zingaretti per carpirne consensi.

Ma con una piazza abbastanza piena e una buona copertura mediatica, alla fine l’agnello sacrificale della giornata è stato proprio il povero Zingaretti. Che ha dovuto capire quanto Matteo Renzi sia, da solo, più destruens di un esercito di barbari, e che sa scagliare frecce infuocate nei punti deboli degli avversari tanto da poter tenere corsi di formazione anche ai Navajo di Tex Willer. Eccolo che è il primo a evocare per l’Italia gialloverde la “prospettiva Venezuela” e a dare del “cialtrone” al Di Maio che festeggia sul balcone perché gli fanno “spendere il deficit”, secondo l’espressione di un noto assessore umbro scomparso, fieramente ignorante, ma che fu all’epoca redarguito da tutti. Un segno dei tempi che cambiano.

A ogni fendente di Renzi su Di Maio spuntava una ruga in più sul volto già sofferente di Zingaretti, che una mezza idea che di recuperare i Cinquestelle ce l’avrebbe. Anzi più una mezza idea. Forse trequarti.

Il richiamo alla resistenza contro i vandali al Governo, più volte fatto da Renzi, da una parte ha dato un senso alla manifestazione, dall’altra ha ridotto Zingaretti a un San Bartolomeo come lo dipinge il Perugino, costretto dall’unitarietà della piazza Pd a prendersi ogni frecciata, senza possibilità di difesa.

In questo clima che non sa di ripartenza ma almeno di fine della deriva del Pd, ecco che arriva l’ultimo dei rumors sulle candidature alla segreteria regionale dell’Umbria. Starebbero per arrivare il sindaco Pensi (il notissimo ghe-Pensi-mi) in ticket con la emergente del lago Trasimeno, Meloni. I due dovrebbero uscire dal campo renziano per sfidare il campione degli zingarettiani dell’Umbria (sostenuto da areadem e veltroniani) Walter Verini. E’ ragionevole attendersi presto, almeno se resiste questo quadro, una terza ipotesi di candidatura che possa rappresentare l’area vicina al grande assente di Roma, Gianpiero Bocci.

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