Dalla denuncia della ragazza scoperta una tratta di donne dalla Nigeria
PERUGIA – Avvicinata e “ingaggiata” in Nigeria con la promessa/miraggio di un lavoro in Italia e poi sbattuta lungo le strade notturne del sesso a pagamento intorno allo stadio Curi. Dopo quattro mesi di viaggio, scambiata da un gruppo criminale all’altro per arrivare dal suo Paese fino alle coste della Libia e poi in un centro d’accoglienza a Taranto. Senza documenti, solo un numero di telefono imparato a memoria: quello del fratello della connazionale che le aveva promesso il lavoro in Italia, a Perugia, e che dopo averla portata nel suo appartamento di Fontivegge l’ha fatta diventare la sua schiava.
Questo, l’inferno che una ventunenne ha avuto il coraggio di raccontare e denunciare. Scappata dopo essere stata costretti per mesi a sopportare la vita di strada, le botte, le minacce di uccidere la madre e infine una violenza sessuale. Sola dentro casa con il suo aguzzino, che dopo aver abusato di lei si è distratto quel poco che le è servito per scappare e correre dai carabinieri a denunciare tutto. Parole che sono diventate indagine e che hanno permesso di arrestare un nigeriano del 1985, residente a Perugia, disoccupato, con precedenti di polizia, per i reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, sfruttamento della prostituzione e violazione normativa testo unico sull’immigrazione.
Denunciate anche due nigeriane di 28 e 29 anni perché, oltre a fare le prostitute, secondo i carabinieri coadiuvavano l’uomo nell’attività di sfruttamento della ragazza.
come detto, le investigazioni hanno avuto origine dalla denuncia presentata, nel marzo 2017, dalla ragazza. L’indagine, protrattasi fino al mese di giugno 2018, ha consentito ai carabinieri di acquisire gravi e concordanti indizi di colpevolezza a carico del “benefattore” arrestato.


