Coronavirus, Dpcm… e intanto in Umbria è «emergenza sangue, non smettete di donare»

Attivato il protocollo per le maxi emergenze, come per il terremoto del 2016. L’appello di Avis: «Scorte in esaurimento. Donare si può e si deve, soprattutto ora»

Dan.C

UMBRIA – La formula è abusata in questo periodo, e invece andrebbe impiegata con una certa parsimonia. Non stavolta: la carenza di donazioni di sangue nel momento più buio della crisi coronavirus è, senza mezzi termini, un’emergenza nell’emergenza. Anche in Umbria. Perché la gente, semplicemente, non dona più: vuoi per la paura del contagio, vuoi per le limitazioni agli spostamenti introdotta dal Dpcm del 9 marzo.

«Il donatore deve scalare una montagna prima di dare il sangue»: sembra una battuta, invece è l’istantanea di una situazione per certi versi paradossale. A scattarla è Andrea Marchini, presidente di Avis Umbria: «Le difficoltà per il donatore ci sono e ci sono anche per chi si occupa della raccolta, ma la donazione in questo momento è essenziale, il livello di scorte sta scendendo in maniera preoccupante».

Parola ai numeri: «In Umbria ogni giorno si dovrebbero raccogliere dalle 100 alle 130 sacche di sangue, l’ideale sarebbe 150, mentre in questi giorni viaggiamo su numeri ben più ridotti. In tutti i punti raccolta sabato ne abbiamo raccolte 95, ieri appena 64, e siamo molto, molto preoccupati per le due settimane che verranno».

Lo scenario attuale: «Abbiamo attivato il protocollo per le maxi emergenze, l’ultima volta è successo nel 2016, per il terremoto. Ci sono difficoltà aggiuntive rispetto al solito, ce ne rendiamo conto, ma dobbiamo convincere le persone a donare. È necessario. La richiesta di plasmaderivati non si esaurisce per via del coronavirus. E la sanità, del resto, non si può fermare come si fermano i centri commerciali, oppure i trasporti».

Donare si può

«Voglio chiare due punti. Il primo: se ci si reca in un presidio sanitario non si prende il Coronavirus. Il secondo: il coronavirus non si trasmette tramite il sangue, non c’è pericolo di essere contagiati con una trasfusione. Poi, l’ultimo Dpcm ha introdotto misure precauzionali aggiuntive rispetto a quelle standard (proprio con l’obiettivo di innalzare i livelli di sicurezza, ndr) come triage di accesso ai punti di raccolta riservati e screening specifici, per appurare se il donatore è stato in zone a rischio o se è entrato in contatto con soggetti a rischio, se presenta sintomatologie particolari come febbre, tosse… tutti casi che limitano la donazione».

I punti raccolta sono attivi

«Le strutture? Perugia, Terni, Foligno, Spoleto… tutte attive, e lo saranno anche la mattina di domenica 15 marzo. La sola eccezione è Orvieto, dove il punto raccolta al momento è inattivo, per precauzione, a causa della chiusura di altri reparti, ma che speriamo di riattivare già domenica mattina. È vero, gli spostamenti in questi giorni sono complicati, ma al donatore, per raggiungere il punto raccolta, basta scrivere nel modulo di autocertificazione che sta andando a donare il sangue. Niente di più, niente di meno. Un solo consiglio: contattateci prima per prenotare la donazione, così da evitare possibili assembramenti».

Donare si deve

«Ripeto, al momento navighiamo a vista: la situazione al momento è di emergenza. Chi può andare a fare la donazione, la faccia. Spero che presto torneremo alla normalità, ma ora dobbiamo fare, tutti, la nostra parte. Lo fanno i medici, che stanno sostenendo una mole di lavoro enorme, con organici ridotto all’osso e poche possibilità di riposo e ricambio. La situazione è stressante anche da un punto di vista medico. L’organizzazione sanitaria in questo momento è messa a dura prova».

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