POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | «Usare il tempo della crisi per cogliere nuove occasioni». Il rettore Oliviero non fa un passo indietro su programmi e scommesse. Dal rapporto con “Mister 100 miliardi” Ferrari alla sfida della ricerca di frontiera. Per farsi trovare pronti a ripartire insieme con il territorio
di Marco Brunacci
PERUGIA – Forse è sfuggito ai distratti ma è saltata, causa coronavirus, l’inaugurazione dell’anno accademico. Era fissata per il 20 marzo. Ovvio? Certo.
Senonché a quella cerimonia (tutt’altro che formale) aveva assicurato la presenza mister “Cento miliardi” della ricerca, il signor Ferrari, italiano che ha girato il mondo e ha gestito dagli Stati Uniti quantità di fondi da dedicare agli studi di frontiera, a quei visionari che, con le loro intuizioni, cambiano la vita della gente, che sanno vedere oltre, dove nessuno si spinge. Al momento il signor Ferrari è alla guida del team che decide i finanziamenti della ricerca europea. Da lui ci si aspettava molto e molto si avrà. Perché il dialogo è comunque avviato e Perugia scopre ogni giorno di più di avere risorse scientifiche che, in presenza di flussi di finanziamento adeguati, possono far fare un ulteriore salto di qualità all’Ateneo.
Mister Ferrari avrebbe assicurato al rettore Oliviero il suo interessamento per le proposte che arriveranno dall’Ateneo perugino. C’è una sanità 4.0 da realizzare e tante ricerche che aspettano di spiccare il definitivo volo. Il coronavirus non permetterà l’incontro. Ma la nuova Università, dai programmi ambiziosi, che ha alzato l’asticella e non ci sta a gestire l’esistente, che scommette tanto e anche col rischio di perdere, non intende fermarsi. Dopo lo stop forzato ecco che il rettore e la sua squadra di collaboratori, gente di esperienza e giovani talenti insieme, ha messo in pista a tempo di record una struttura digitale che ha consentito a tutti gli studenti di seguire le lezioni on line, perdendo solo qualche giorno nell’iter che li porterà, nei tempi previsti, al traguardo degli esami o alla laurea.
Dicono – persone vicino al rettore – che non è stato facile perchè c’era molta polvere da rimuovere nei meccanismi dell’Università, ma il risultato è stato perfino oltre la attese.Tutti i docenti, dopo qualche accademica perplessità, hanno abbracciato la nuova didattica, gli studenti sono stati coinvolti con spiegazioni nel dettaglio, perfino qualche disegnino per i meno avvezzi alla tecnologia.
Questa Università vuol giocare la partita dell’eccellenza e non sente storie. La struttura on line verrà ancora limata e perfezionata perché deve rimanere in piedi per le sfide del futuro. Se ne avessero bisogno studenti che devono anche lavorare, oltre a studiare, deve poter esser messa a loro disposizione, se i contatti del futuro si terranno più con le videoconferenze che attraverso i convegni internazionali, pronti, non ci troverete impreparati. E la macchina già da oggi è così ben oliata che l’Università lavora fino alle 14,30, permettendo a tutti di tornare a casa, contro il contagio.
Bella sfida da Perugia. Il rettore non lo dice, smentisce e dice che considera riprovevoli tutte le polemiche in questo momento, ma è rimasto almeno perplesso quando la Regione si è dimenticata di inserire nella task force regionale qualcuna delle punte di diamante dell’Ateneo, che nella microbiologia, ma non solo, non è secondo a nessuno. Ma su una cosa gli hanno dovuto dar ragione: c’era la corsa ad accaparrarsi, da parte di altre regioni, alcuni tra gli specializzandi che l’Università ha formato. Oliviero si è impuntato, la presidente Tesei gli ha dato ragione e alla fine l’intesa è stata firmata: tutti arriveranno, dopo il decreto governativo che lo consente, nelle corsie degli ospedali umbri e nelle terapie intensive a dare una mano nella grande battaglia, promettendo competenza ed entusiasmo pronti ad aggiungere esperienza al loro bagaglio. Di loro Oliviero va molto fiero. La formazione delle eccellenze è un dovere delle Università. Un compito che – assicura – qui verrà preso sempre più sul serio.
Nel tempo della crisi si riscopre la vocazione all’eccellenza. Bella cosa. Ma – si può obiettare – se saranno solo chiacchiere? Bei propositi che si sciolgono come neve al sole? Giusto: secondo il principio della scienze vere, bisogna sempre verificare. Ma ora è il tempo di prendere atto dello sforzo. A chi gli chiede quando finirà il tempo della crisi, il rettore Oliviero risponde che non lo sa, come tutti, e però sa molto bene quel che intende fare quando tornerà il sereno, ma dato che pretende il segreto, si può solo dire che continuerà a scommettere sull’eccellenza e un saldo rapporto col territorio
A chi obietta che, nel suo programma di internazionalizzazione dell’Ateneo, anche lui, ambasciatore e strenuo fautore dell’importanza degli Erasmus, dovrà cambiare e prendere atto che si va verso un futuro dove circoleranno più le idee che le persone e che si condividerà più la scienza che le esperienze, si limita a lasciare aperte tutte le porte e a rispondere: “Attenti, però, alla fine di questo terribile momento ci sarà una voglia di socialità e di condivisione che nessuno oggi può immaginare”. State certi comunque che quando – prima o poi – si tratterà di ripartire, un’altra fonte di energia come quella della nuova Università alla quale attaccare la spina, da queste parti, difficilmente si troverà.


