POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Lotta al coronavirus: accordi con le strutture private, finanziamenti di donatori e diplomazie al lavoro. La Regione non molla e rafforza le difese ora che arriva la fase più delicata della crisi
di Marco Brunacci
PERUGIA – I 50 respiratori per l’Umbria? In qualche modo arriveranno. In Regione, su questo almeno, sono abbastanza ottimisti, anche se il confronto con il Governo, oltre a non essere facile, difficilmente riuscirà a portarne qui più di 10. Un successo, considerando che la dotazione iniziale prevedeva per l’Umbria solo 2 respiratori.
Il Governo per altro si sta confrontando con una situazione drammatica che è quella delle regioni del nord, su tutte la Lombardia, dove si stanno cercando spiegazioni al numero dei morti, molto elevato rispetto anche alla Cina, e dove c’è una necessità di ricorso alle Terapie intensive come non era davvero preventivabile anche nelle più cupe aspettative. L’Umbria entra però ora all’inizio della sua fase più delicata della crisi da coronavirus e non intende fermarsi nel predisporre le difese necessarie. Per questo si è lavorato attraverso una sorta di diplomazia parallela per far arrivare al centro di protezione civile 500 mila mascherine in più. E si stanno facendo accordi in ogni dove per trovare i canali giusti per i respiratori. Ai 10 del Governo potrebbero aggiungersene almeno il doppio che arriverebbero dall’accordo già siglato con le strutture ospedaliere private regionali. Serve un ultimo scatto: donatori che hanno messo a disposizione il denaro sufficiente per l’acquisto ci sono. Il problema è riuscire a reperirle i macchinari sul mercato, che è soprattutto quello internazionale, visto che – come sottolinea chi si batte quotidianamente per migliorare la risposta umbra al virus – l’Italia ha rinunciato a produrre in troppi settori, anche di rilevanza strategica, e queste sono scelte che, in tempi di crisi, si pagano.
I 50 respiratori, così, alla fine, dovrebbero essere messi a disposizione degli operatori. La presidente Tesei non fa passare giorno, né quotidiana riunione con il Governo, senza sottolineare che mettere ogni regione, anche le più piccole, nelle condizioni di reggere l’onda d’urto della crisi è una garanzia fondamentale per la tenuta di tutto il sistema Italia. Parole sante. Non si stanchi di ripeterle.

