POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La presidente: «Abbiamo lavorato giorno e notte per riorganizzare un sistema sanitario solido in questa tempesta, va completato. Possiamo essere d’aiuto ad altre regioni, come già facciamo». Sono 66 i dispositivi che potrebbero essere acquistati subito grazie ai donatori. Arrivate altre 190mila mascherine
di Marco Brunacci
PERUGIA – «Stanca? No, non è il momento. Mi faccia dire questa cosa perché è importante: noi abbiamo chiesto al governo centrale un certo numero di respiratori per attivare nuovi posti di terapia intensiva e faremo quello che è possibile per averli, perché siamo convinti che dobbiamo rendere in tutto e per tutto operativo un sistema solido, capace di reggere l’urto dell’emergenza, e se possibile dare anche una mano a zone, oggi come oggi, più colpite della nostra. Esattamente come stiamo già facendo».
La presidente della Regione, Donatella Tesei, vuole solo spiegare bene la posizione dell’Umbria nel confronto col Governo nazionale su macchinari e materiale sanitario. Parla con trasporto, passione, ma lontano mille miglia da una qualsivoglia tentazione di protagonismo, convinta com’è che questa battaglia si può vincere solo tutti insieme, Regione ora più colpite insieme a quelle ora meno colpite. Niente domande, non vuole polemiche ma respiratori, mascherine, guanti in vinile, gli strumenti per combattere, una tra gli altri, questa guerra. «Siamo convinti – dice ancora di getto – che si vince se anche le realtà più piccole, come la nostra, non solo reggono ma possono dare anche una mano al sistema Paese, come abbiamo già mostrato di poter fare».
Ancora: «Ho insistito molto col Governo ma adesso abbiamo qui con noi 5 respiratori fissi, 3 portatili, due domiciliari. Non solo i due che volevano mandarci all’inizio e pure dilazionati nel tempo. E’ un primo risultato. Ma vogliamo attrezzarci al meglio. Abbiamo lavorato giorno e notte per modificare l’organizzazione sanitaria degli ospedali dell’Umbria, per trovare ogni tipo di soluzione utile per l’assistenza, per rendere operativo ogni spazio possibile. Ora dico: dateci i macchinari necessari o, se non è possibile, consentiteci di reperirli attraverso i nostri canali, che abbiamo già attivato. Ci sono donatori che si sono resi disponibili e sono pronti a pagare di tasca loro. Le Fondazioni bancarie, singoli imprenditori, che voglio ringraziare pubblicamente. Siamo in grado di operare sul mercato. Lo abbiamo fatto vedere con le mascherine. Ci lascino liberi di agire. Se reggiamo noi, diventiamo una piccola ma compatta forza da usare anche come un aiuto ad altri. Dobbiamo schiodare questa faccenda e abbiamo poco tempo. Dobbiamo farcela».
Chiude all’improvviso: «Basta così». Prendendo un lungo respiro, come per dire: possibile che non capite?
I numeri: i posti in terapia intensiva in Umbria, oggi, sono già saliti a 85 ma, per mettersi in sicurezza, almeno secondo le proiezioni fatte con gli scienziati, al momento, devono diventare 117, secondo quanto prevede il piano regionale. Lo sforzo va fatto. Non sono giustificati i tentennamenti del Governo nazionale. Aiutare chi è al momento al top dell’emergenza è un dovere, ma consentire anche, nel contempo, di erigere un solido argine a chi è subito dietro la prima linea, è una garanzia per tutto il sistema. Qui miopie e incertezze non sono ammesse. Il piccolo sistema Umbria ha mostrato di essere dinamico e flessibile in questa emergenza e anche capace di trovare canali e risorse per far fronte alle ondate alte e frequenti di queste tempesta e che già adesso sono al servizio dell’intero Paese. Grazie ai contributi di donatori potrebbero dalle prossime ore arrivare, secondo una prima stima, 66 respiratori, tra grandi e piccoli. Un’occasione da non perdere.
Con le mascherine sono stati ottenuti buoni risultati, nonostante la rigida centralizzazione degli acquisti, che l’Umbria rispetta, ma che vuole integrare laddove possibile. Sono arrivate mascherine da Singapore (500mila), in queste ore eccone altre 191 mila (con settemila delle più complesse). E ancora: quattromila occhiali per il personale sanitario in prima linea e 180 mila guanti in vinile.
Sì, è vero: la battaglia si vince solo insieme ma valorizzando il meglio di ognuno. L’Umbria ci mette la testa, ma anche il cuore. Può dare un contributo prezioso, sarebbe inammissibile sprecarlo.


