L’Umbria, tra le prime regioni a ripartire, testa la diffusione del virus e organizza la “fase 2”

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ormai viene considerato certo: non si sa quando, ma sarà una ripartenza differenziata, con l’Umbria in cima. E i 125mila test per isolare i positivi nelle professioni più a rischio (da quelle sanitarie agli addetti dei supermercati) serviranno per ricominciare con più sicurezza

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ben inteso: nessuno sa ad oggi quando sarà, viste anche certe inammissibili violazioni delle regole in alcune parti d’Italia. Ma l’Umbria, per parere unanime, ha tutte le caratteristiche per essere tra le prime regioni a ripartire. E infatti qui si sta lavorando già alla “fase 2”.

La battaglia contro il virus per altro è tutt’ora cruenta e difficile. “Il guaio”, come dice l’assessore alla sanità Coletto, c’è tutto. Ma l’Umbria ha messo in campo le contromisure possibili contro l’onda impressionante dell’infezione. Soprattutto con i tempi giusti. Le tende pre-triage davanti ai Pronto soccorso, la blindatura in febbraio di potenziali cluster come le Case di riposo, una meticolosa, occhiuta vigilanza sul territorio per chi doveva rimanere in quarantena a casa, centinaia di persone “recluse” senza lasciare buchi nella rete. La macchina regionale ha dato il meglio di sé, ma anche i sindaci, di tutti i colori, hanno mostrato, oltre a una dedizione non comune, una grande capacità di farsi ascoltare dai loro concittadini.
Ancora siamo lontani dalla fine della “piena” di questo vorticoso fiume, alle prese con un virus infido che è mr Hyde e dr Jekyll e del quale in realtà si sa ancora troppo poco, ma si deve pianificare il futuro. Per il virologo Crisanti (ex Università di Perugia e oggi stratega del Veneto) le regioni devono riaprire una per volta. E l’Umbria è in cima alla lista. Subito dopo la Sardegna, suggerisce, con Trentino Alto Adige e poche altre, e molto prima della Lombardia, che deve essere l’ultima.

Allora, con questa prospettiva, cosa si sta facendo? La direttrice di Malattie infettive a Perugia, professoressa Francisci, ha delineato la strategia dei tamponi in cerchi concentrici, che, partendo dai quick test, raggiungano una vastissima platea di soggetti maggiormente esposti al virus (125mila umbri) con uno scopo preciso: capire come (e quanto) si è mosso il virus in Umbria, dove sta ancora muovendosi e come è possibile limitarlo e, per quel che si riesce, restringerlo in confini sempre più angusti.
In pratica: noi seguiamo le tracce del virus nelle categorie più esposte, andiamo a scoprire e a isolare le persone, con pochi o pochissimi sintomi o totalmente asintomatiche, ma che, in una prospettiva di ritorno al lavoro, potrebbero essere veicoli per il contagio. A questo punto, si permette in sicurezza di andare al supermarket perché tutti gli addetti che sono portatori del virus sono stati enucleati e lasciati a casa in isolamento. Lo stesso discorso vale per le forze dell’ordine, come per la polizia penitenziaria, per i farmacisti, o ancora gli addetti agli uffici che riapriranno al pubblico.

Naturalmente va da sé che dovranno essere mantenute per lunghi periodi anche le precauzioni individuali: mascherine e guanti per la popolazione diventeranno un presidio indispensabile per poter usare mezzi pubblici o entrare nei negozi. E forse anche per passeggiare se verrà confermata l’ipotesi dalla permanenza, con l’effetto aerosol, del virus nell’aria per diversi minuti se non addirittura per tre ore, come azzarda qualche studio.
Il distanziamento sociale sarà un’altra norma da seguire per parecchio tempo ancora. Al lavoro come in strada o incontrando le altre persone, anche dentro la stessa casa.
Le prime a riaprire saranno le fabbriche, a iniziare da quelle delle filiere di maggiore utilità sociale, poi i negozi, molto più avanti bar e ristoranti, ultimi pub e discoteche. Per i centri commerciali varranno, d’ora in avanti, norme rigorose.
Questo sarà convivere con il virus, con l’Umbria che presto sarà chiamata a ripartire. Finché non si troveranno le contromisure, essenzialmente un vaccino o un protocollo medico condiviso, per affrontarlo e vincerlo.
Tenendo presente che tutt’ora nessuno ha spiegato il mistero di questo virus dr Jekyll, che, per milioni di persone, restando in Italia (stima Imperial college), si manifesta con sintomi lievi o addirittura non avvertiti dal contagiato, capace di trasformarsi per alcune decine di migliaia di altre persone (restando sempre in Italia) in uno spaventoso mr Hyde, che scatena reazioni devastanti nei polmoni.

Covid, Salvini: «In Umbria la Lega passa dalle parole ai fatti»

Muore provando a salvare i cani finiti nel fiume. A Bastardo