Emergenza virus, primo giorno di Fase 2: le mascherine da Arcuri «scarseggiano» e intanto «le scorte sono esaurite»

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’allarme di Gizzi (Assofarm): l’Umbria prima regione ad avere problemi di approvvigionamento. Ma, come anticipato da Cityjournal, si rischia di arrivare tardi e poco dappertutto. Qui ne servono un milione. E le Regioni sono state costrette ad annullare i loro accordi. Qualcuno si dimetterà?

di Marco Brunacci

PERUGIA – In realtà non era stato difficile anticiparlo, ma almeno lasciateci sottolineare che City journal ha fatto tutte le obiezioni del caso e dato voce a Puletti (Assofarm Umbria) e ai suoi dubbi.

Risultato: da oggi Assofarm nazionale (Gizzi) annuncia che l’Umbria è la prima regione nella quale «scarseggiano» (e dove «le scorte sono esaurite») le mascherine a 0,50 euro, quelle che dovevano arrivare copiose dalla Protezione civile nazionale.
Come si ricorderà, ci sono volute 60 ore per stabilire che a comandare sugli approvvigionamenti era il Grande Imbronciato, commissario Arcuri, e che quindi tutti gli accordi fatti dalle Regioni prima di venerdì scorso per far arrivare mascherine ai punti vendita, a partire dalle farmacie, erano da annullare.
Così ha fatto Regione Umbria che si era appena accordata con Federfarma e Assofarm.

A questo punto qualcuno si dimette? Almeno dice: non avevamo capito la portata delle esigenze? Pensavamo di farcela non ce l’abbiamo fatta.
No, niente. Segno che c’è una ingiustificabile superficialità che tende a diventare arroganza nella gestione di questa emergenza.
Per aggiungere qualche numero: in Umbria, esperti meno approssimativi di quelli che evidentemente affollano qualche task force nazionale, hanno spiegato che servono un milione di pezzi solo per cominciare (primi 10 giorni). Probabilmente ne serviranno in tutta Italia qualcosa come 100 milioni.
Se invece di illustri studiosi, le task force fossero state costituite con assennate casalinghe e premurosi padri di famiglia, sarebbe stato a tutti ovvio che le mascherine dovevano arrivare in gran quantità questa settimana e la prossima e non a fine giugno o a metà luglio. Date nelle quali – se si avverano certe previsioni del miglior virologo italiano, Remuzzi, e grazie alla tacita alleanza con il Generale Primavera, in attesa dell’offensiva dell’Estate – è ragionevole sperare che la morsa dell’infido virus sia allentata e forse spezzata. Forse solo per il momento. Ma almeno allentata e forse spezzata.

Intanto fotografiamo la situazione: il Signor Penso a Tutto Io e voi lasciatemi lavorare ha ottenuto il risultato che per tanti era ovvio: niente approvvigionamento di mascherine a 0,50 del Governo in Umbria per l’inizio della delicatissima Fase 2.
Da queste parti avevano già avuto modo di avere un saggio su come si stava operando. Sui ventilatori per le Terapie intensive il commissario aveva deciso che i macchinari, arrivati e pagati dai privati per l’Umbria, dovessero essere destinati a esigenze alle quali – evidentemente – non era stato in grado di far fronte altrimenti. I ventilatori arriveranno il 15 maggio in Umbria, con gli stessi canali utilizzati la prima volta. Per buona sorte non sono serviti.
Ora si aggiunge a questa vicenda anche quella delle mascherine. Ma possibile che nessuno senta il bisogno di farsi da parte quando si falliscono obiettivi così importanti?

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