POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Via libera della Sase al nuovo piano quadriennale: costerà 20 milioni, 5 all’anno invece di 2, ma pronti all’ingresso soci privati. Una navetta unirà Sant’Egidio alla stazione di Foligno sulla Roma-Ancona ad alta velocità. Le trattative con Trenitalia
di Marco Brunacci
PERUGIA – Sì al volo taxi, uno all’ora, su Monaco di Baviera, nuovo hub europeo di riferimento. No al collegamento con Tirana, sì a Bucarest, come vuole Confindustria, confermati Rotterdam e Londra (Stundstaed) per il turismo e per un po’ di business, riparte Barcellona. In Italia, niente Milano, perché si punta sul collegamento ferroviario, e invece tanto Brindisi, Catania e ritorna finalmente Olbia. Si guarda ai fasti di Firenze e si pensa di battere Pescara con 600mila passeggeri annui di traffico e forse anche qualcuno in più.
Ecco il report di una riunione della Sase, la società di gestione dello scalo umbro, molto partecipata e intensa che ha fissato le linee guida per i prossimi 4 anni e posto le premesse per il rilancio dell’aeroporto San Francesco, Vista la determinazione va in scena qualcosa come “Sant’Egidio 2, la vendetta”.
Ma proprio in un momento dove tutto è fermo e fermo resterà per qualche mese almeno ancora?
Qui si semina. Chi ha le idee chiare per la ripartenza e ha posto le premesse, è avvantaggiato, ha spiegato la Regione, tenendo presente che la governatrice Donatella Tesei, con questa riunione, ammesso che tutto vada per il verso giusto, si è messa nella bisaccia 4/5 del piano trasporti che aveva promesso di attuare nel suo programma.
Allora, il report: c’erano tutti i soci, al massimo livello. Ed è già una notizia. Re Giorgio (Mencaronj) ancora non monarca di Camera di commercio dell’Umbria ma come se lo fosse, con assoluta disinvoltura accanto ad Antonio Alunni, il quale aveva provato, da presidente di Confindustria, a buttarsi sui binari per non far passare la sua candidatura a Camera di commercio. Ma col senno di poi non è mai sembrato un gesto così convinto.
E poi Cristina Colaiacovo, la stella nascente della scena economica umbra, per la Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, ed entrambi i sindaci dei Comuni soci, quindi il centrodestra Romizi da Perugia e il centrosinistra Proietti da Assisi.
C’era pure Unicredit, segno che non si sono ancora offesi troppo per come li stanno trattando a Gepafin.
CHI METTE I SOLDI?
Detto questo: il tema principale. Il progetto, illustrato dal super generale Panato, c’è ed è convincente. I numeri sono lì a dimostrarlo, I collegamenti sufficienti e con un senso compiuto e una mission, business o turismo, non uno qua e uno là come prima. Ma chi mette i soldi?
Alla domanda, stavolta non si sono nascosti tutti sotto il tavolo. Anzi: i Comuni vogliono restare nella partita, che si fa interessante, le associazioni anche, Unicredit pure. Ma forse ognuno pensa, in cuor suo, che la Regione – ricca di fondi europei – facesse il gran gesto del “Tranquilli, pago io”. Sbagliato.
Al secondo giro già era più chiaro: tutti vorrebbero ma non possono o possono poco. E allora ecco che gli occhi sono finiti su Re Giorgio (Mencaroni) ma non è un bel momento neanche per i sovrani. Hanno fior di corone in testa e titoli onorifici quanti ne vogliono, ma neanche il becco di un quattrino in saccoccia, se non quelli già stanziati.
DA 2 A 5 MILIONI ALL’ANNO
Dato che la precedente gestione ha lasciato un milione e mezzo da pagare, considerato che il piano di 4 anni, approvato con entusiasmo dai soci, prevede un esborso di 20 milioni, 5 milioni all’anno, 3 in più degli attuali (a proposito sapete quanto è costato alle amministrazioni che hanno preceduto le attuali l’aeroporto San Francesco? 60 milioni, un motivo in più per non lasciarlo marcire), ecco che si trattava seduta stante di trovare subito 4 milioni e mezzo e impegni per il futuro di 3 milioni in più all’anno per far quadrare i conti.
La buona volontà non basta. La strada per decollare è una e una sola: trovare soci privati. Visto che è noto che da queste parti non c’è ressa quando si parla di prodighi benefattori, ecco la strada che viene segnata: si cerca fin da subito (ma forse qualche idea precisa c’è già) un fondo di investimenti, ma potrebbero essere anche due, disposti a puntare un milione e mezzo all’anno, cominciando da subito, sul progetto. Per il resto la Regione si impegna ad impegnarsi, gli altri a fare il possibile.
MINIMETRO SANT’EGIDIO-FOLIGNO
Fin qui l’aeroporto. Ma non di solo aeroporto vivono i trasporti in una regione. Ecco allora che l’aeroporto ha in serbo una sorpresa: la linea di alta velocità Roma-Ancona, prevista dal Recovery fund e da concludere nel 2026, prevede una stazione a Foligno e una a Terni.
E’ proprio difficile immaginare che si accetti di fare una deviazione verso Sant’Egidio, ma soprattutto una apposita fermata. meglio immaginare di realizzare, partendo subito, una piccola metropolitana di superficie che usi la vecchia rotaia per una navetta che in 20 minuti raggiunga, dall’aeroporto, la stazione di Foligno. Mica male come soluzione.
SECONDA FRECCIA ROSSA PER MILANO
Tra le luci c’è sempre un’ombra. Non sfuggirà che non si parla più di collegamento aereo con Milano. Quindi Perugia resta appesa alla fantozziana freccetta rossa che parte in orari da laba tragica. Ma ecco, la luce della speranza: Donatella Tesei è riuscita a farsi fare lo sconto per la freccetta antelucana. Costerà solo un milioni di euro l’hanno (di cui quasi un terzo della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia). Questi significa che la possibilità di avere una seconda Freccia rossa per Milano, stavolta F maiuscola e niente diminutivo, può farsi più concreta.
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