L’ufficialità
di Marco Brunacci
PERUGIA – Come anticipato nell’inside di qualche ora fa, sono due le componenti del Governo Draghi a rappresentare l’Umbria. Due donne, entrambe Pd.
Marina Sereni, come anticipato, sarà viceministro agli Esteri, nello stesso dicastero che aveva nel Conte bis, mentre all’Istruzione, con lo stesso incarico di viceministro, tornerà Anna Ascani.La prima è parlamentare di grande esperienza e di lunghissima militanza politica, navigatrice di tante tempeste, zingarettiana di ferro, la seconda ha fatto della giovane età la sua forza, che le ha permesso di lasciare, nel breve volgere di un week end, Renzi e i renziani per approdare a Zingaretti. La prima è folignate e abita a Terni, la seconda è di Città di Castello. La cosa curiosa è che mai l’Umbria aveva avuto una rappresentanza in un Governo, ridotto all’osso nei numeri, così percentualmente rilevante. È vero che si tratta di due conferme del Conte bis, è vero che il Pd aveva assoluta necessità di trovare donne avendo una rappresentanza ministeriale di tutti uomini, ma è anche vero che la scelta geografica stavolta è sorprendente: per paradosso l’Umbria rossa ha il massimo della considerazione nazionale adesso che ha il minimo dei consensi in Umbria. Ora che la valanga leghista ha travolto la ex fortezza della sinistra.Volendo a tutti i costi cercare una spiegazione che non sia legata a un fortunato caso, magari qualcuno potrebbe leggere, nelle due pesanti nomine, il desiderio dell’attuale segretario Zingaretti di mantenere viva l’alleanza larga in suo favore, in vista del congresso del Pd regionale e conseguente scelta del nuovo segretario dell’Umbria. Fino all’avvento di Draghi e del suo governo e alla contestuale archiviazione della esperienza Conte, Zingaretti aveva la certezza di poter eleggere senza sforzo un leader dell’Umbria (Bori) pronto a sorreggere la sua leadership nazionale.Dopo l’avvento di SuperMario tutto sembra tornato in discussione. Non è improbabile che il doppio riconoscimento ministeriale per l’Umbria, mai così omaggiata in un Governo nazionale, possa servire a cementare le alleanze e a mantenere il vantaggio del candidato più vicino alla segreteria nazionale. E a rintuzzare eventuali attacchi degli altri candidati, meno entusiasti dell’appiattimento sull’alleanza, finora così avara di risultati, con i cinquestelle e sul fronte sinistro targato Leu, in una prospettiva comunque e sempre anti-Renzi, ma anche per tagliare la strada a un eventuale sbarco di Bonaccini in Umbria. Non è irrilevante che due dei competitor di Bori (Presciutti e De Rebotti) siano sindaci, amministratori, che hanno concreti punti di riferimento nell’impegno politico in tutto simili a quelli del presidente della Regione Emilia Romagna.


