POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Gran parte dei lavoratori delle sue vigne è richiedente asilo e arriva da Senegal e Benin, d’intesa con un progetto della Caritas di Foligno. E lui, che è come il suo Sagrantino, antico e nuovissimo, diventa, a suo modo, imprenditore simbolo
di Marco Brunacci
PERUGIA – Marco Caprai è un imprenditore quadrato, solide basi nell’Umbria rurale, che però è “prendere o lasciare”.
A forza di lanciare il Sagrantino nel mondo stai a vedere che è diventato simile al suo vino, forte, profondo, spigoloso, generoso, tortuoso, inafferrabile, ripido e scosceso come un sentiero delle montagne umbre, terra smossa e rovi, macchia a sporgersi su erte, pendii e precipizi, certe volte scostante, pronto ad accettare sfide e a sfidare, mai docile, mai ovvio. colore rubino ma. nel contempo, cupo e luminoso, a seconda di dove si appoggia nel bicchiere.
Fatto sta che ha conquistato pagine intere sul Corriere della Sera e servizi sulle Tv ammiraglie nazionali da quando hanno scoperto che due terzi dei suoi dipendenti sono, d’intesa con un progetto della Caritas di Foligno, giovani richiedenti asilo e che si fanno chilometri, all’alba, tra le brume di Montefalco, in bicicletta. Vengono dal Senegal e dal Benin e da altre nazioni africani. «E sono straordinariamente preparati – dice Caprai – una vera scoperta. Sono giovani che sanno due o tre lingue, istruiti, capaci di imparare e di appassionarsi. Sono una ricchezza dell’azienda».
Grazie a loro Marco Caprai, da 33 anni l’ambassador del suo vino e della sua terra (vini in Montefalco), ha di nuovo scalato l’attenzione dei media nazionali.
Chissà cosa sarebbe venuto fuori dalla narrazione dei 70 giovani richiedenti asilo nell’azienda umbra che promuove il Sagrantino nel mondo, se i media nazionali avessero anche saputo che Marco Caprai è stato uno dei più convinti assertori dell’avventura politica di Donatella Tesei, fin dall’inizio, prima come sindaco di Montefalco, la terra che lega entrambi, e poi come protagonista nel palcoscenico regionale e nazionale. Lui avrebbe visto come una svolta per l’Umbria anche la sua candidatura con Forza Italia già nel 2015, quando l’allora sindaco di Montefalco disse di no alla richiesta di Berlusconi di candidarsi a presidente della Regione contro Catiuscia Marini.
Magari Caprai sarebbe diventato “il leghista dal cuore d’oro”. Sbagliato: l’imprenditore testimonial dell’integrazione, della politica è stato sempre un interlocutore, ma attento a non farsi etichettare. E’ stato (e lo è ancora) vicino a Massimo D’Alema, quando ha deciso di diventare imprenditore del vino in Umbria. E’ stato (ed è) vicino alla ex presidente Rita Lorenzetti, dalemiana di ferro, ma soprattutto nativa verace della terra vicino a Montefalco, periferia ovest di Foligno, con la quale si è spesso confrontato sulla sua idea dell’Umbria delle imprese, con limiti e grandezze.
E, allora, indagando, magari si scopre che è Marco Caprai in persona a essere il depositario del segreto fil rouge che lega e spiega questo trapasso politico, che altrimenti sembrerebbe così spericolato, tra l’Umbria custode del Santo Graal della tradizione del Pci a quella verde acceso dell’avvento della Lega di oggi,
Tutto questo sarà perché l’Umbria è sempre più come il suo Sagrantino, profumo di terra smossa e fatica, generoso e spigoloso, intenso e verace a costo di essere scostante, di antiche certezze e salde passioni, ma che sa riconoscere quando è finita una stagione e ne comincia un’altra? Chissà? Hai visto mai?
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