di Angelo Drusiani
PERUGIA – Banche Centrali in parte condizionate da un presente quanto meno anomalo. Ai prezzi delle materie prime, aumentati in misura eccessiva, dopo due anni di blocco causa pandemia, corrispondono forti incrementi non solo dell’energia in senso lato, ma di gran parte dei beni di consumo. I tassi d’inflazione non possono non salire, e si sta convivendo con aumenti tutt’altro che di modesta entità. L’anomalia citata è il vigore con cui negli USA, soprattutto, ma anche in Eurozona, il prodotto interno lordo è salito, trascinando verso l’alto il costo della vita. Una miscela che, nell’arco di un paio di mesi, ha visto salire sensibilmente i rendimenti dei titoli obbligazionari, sia di emissione governativa, sia di emissione societaria.
Nel contempo, i listini azionari di gran parte del globo hanno mostrato una tendenza negativa, giustificata dall’ipotetico ravvicinato rialzo dei tassi delle Banche Centrali, cui corrisponderà un costo di finanziamento per le aziende via via crescente, se, come si prevede, la dinamica “restrittiva” che le citate Banche Centrali potrebbero attuare avrà un approccio aggressivo. Non sarebbe una scelta brillante, in questa complessa fase economica, vessata, da un lato, dalla pandemia ancora operante e, dall’altro, da alcune situazioni tra Paesi confinanti non certo belligeranti, ma neppure tanto pacifiche. Non è casuale che alcuni membri della Banca Centrale di Washington abbiano già ammonito a non esagerare con la stretta creditizia, per evitare possibili danni alla ipotizzata crescita economica.
Giovedì scorso, 3 febbraio, anche la BCE ha lasciato trasparire che non è da escludere la scelta di una strategia moderatamente restrittiva anche in Eurozona, ma senza rincorrere la Banca di Washington e la sua velocità nei futuri rialzi del tasso ufficiale.
Tutto finito? Tecnologia in ombra e sistema bancario sul podio? Meglio sarebbe: tecnologia in fase di riflessione e banche pronte a ripartire. Almeno per un paio di anni molto favorevoli, a condizione che finanziare la ripresa sia davvero il futuro innanzi a noi. Ma le aziende tecnologiche non usciranno di scena, perché il citato futuro passa attraverso le loro invenzioni, le loro produzioni. Il loro periodo meno brillante potrebbe essere quello che stiamo vivendo e che sfocerà nel primo rialzo del tasso di riferimento che verrà applicato dalla Federal Reserve dal prossimo 16 di marzo. Già 50 centesimi di punti in più, o solo 25, rispetto alla forchetta che vede il tasso di rifinanziamento compreso tra zero e 0,25 attuale? Nel primo caso, dopo un immediato sbandamento, le quotazioni dei titoli azionari, non solo della tecnologia, potrebbero riprendere fiato, perché l’aumento successivo potrebbe essere più morbido, al fine di non frenare davvero le prospettive di rialzo del prodotto lordo. Un aumento inferiore spalancherebbe le porte ad un aumento più aggressivo, poi, riportandoci a questa incerta fase, foriera di dubbi e timori sul futuro non tanto e non solo dell’economia, ma soprattutto dei mercati finanziari.
Non c’è dubbio, in ogni caso. Anche in questa complessa vicenda, il comparto azionario offre le migliori opportunità. Per il mercato obbligazionario, alla prospettiva di rendimenti via via crescenti corrispondo quasi esclusivamente prezzi di mercato in calo. Per quello azionario, spunti positivi si presentano sempre e ovunque. Legati ad un nuovo prodotto, ad un’acquisizione o ad una fusione, si pensi al comparto bancario, anche italiano, alla ricerca di una nuova dimensione complessiva. Motivi questi, che richiamano l’interesse di investitori internazionali, a prescindere dalla fase economica che si sta attraversando.
Certo, pareva più semplice sei mesi fa investire in strumenti azionari. Ma lo si può decidere anche oggi: poi basterà pazientare.


