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L’artificiere Tesei al test per disinnescare la bomba Comunità montana del Trasimeno. Con i Comuni in ansia

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il commissario unico Vagnetti ha indicato la strada di far acquisire tutti gli immobili all’Agenzia forestale regionale (appena risanata) ma potrebbe essere necessario anche mettere in comune i conti correnti di tutti per salvare il malato

di Marco Brunacci

PERUGIA – Disinnescare la bomba Comunità montana Monti del Trasimeno, l’artificiere Donatella Tesei a una delle prove più delicate della sua presidenza. La storia è scritta da decenni: le Comunità montane (tutte) sono state centri di piccolo ma politicamente rilevante potere locale, la cui genesi si perde nella notte dei tempi del decentramento, quando è iniziata l’esperienza delle amministrazioni regionali.

Da anni si sapeva quello contro il quale oggi si combatte: i conti non erano in grado di tornare, in maniera più o meno allarmante a seconda del modo in cui si era operato.
La Lega – ne abbiamo già dato conto – chiede che si stabiliscano eventuali responsabilità, ma questo non attiene alla politica. Compito della politica è quella di trovare soluzioni e qui non è affatto facile.
Il ministro Tremonti, quando iniziò la sua ascesa, spiegò con un’immagine di impatto che la nascente nuova Europa dell’euro avrebbe iniziato a incontrare un mostro alla volta, proprio come succede nei videogiochi, e a ognuno doveva tagliare la testa se voleva andare avanti nel percorso.
Qualcosa del genere è toccato in sorte pure a Donatella Tesei, nella sua esperienza alla guida della Regione Umbria, e il fatto che l’argomento Comunità montane alla fine venga trattato con pochissimo rilievo mediatico significa che il mostro fa ancora davvero paura.
E pensare che Tesei ha dovuto già affrontare il dossier Società Partecipate della Regione, il Moloch dalle sedici teste, che dopo due anni e spiccioli di nuova amministrazione oggi non è più in grado di fare del male perché tutte le varie società hanno i bilanci in equilibrio. Ma anche la questione del Fondo Monteluce, come pure lo equilibratissimo Aeroporto.
Ma le Comunità montane sono comunque un capitolo a parte. Una bomba da disinnescare con cura.
Il disavanzo complessivo – dice un documento ufficiale stilato con i dati forniti dal commissario unico Vagnetti, giovane professionista ternano molto puntiglioso – è di 8 milioni e mezzo. Ma su questo disavanzo pesa come un macigno la situazione della Comunità Monti del Trasimeno, i cui bilanci sono un problema storico ma che ha i conti bloccati dal 2016 – si legge sul documento della giunta regionale – e da quella data tutto è praticamente fermo.
Ora non sfugge a nessuno che questo è uno dei temi del “guardate cosa ci avete lasciato”, che i nuovi amministratori di centrodestra imputano ai vecchi di centrosinistra. Ma se su altre cose si può discutere, sulle Comunità montane, e segnatamente su quella del Trasimeno, no. E’ una vera polpetta avvelenata.
Per puro amore della narrazione sociologica dell’Umbria, va fatta un’altra osservazione: il centrosinistra alle ultime elezioni ha retto bene all’ondata di piena del centrodestra trionfante indovinate dove? Nella zona del Trasimeno. Si può ovviamente affermare che ci si trova in una zona di storia e tradizione della migliore sinistra radicata, ma almeno va segnalata la coincidenza.
Aggiungiamo: il bacino dei Comuni del Trasimeno conta 50mila abitanti. Sarebbe come se Foligno si ritrovasse con 20 milioni e passa di debiti. Da gridare al “si salvi chi può”.
Ma il passato è passato, il futuro incombe. Serve una soluzione. Questo è il compito della nuova amministrazione – come già scritto e ripetuto negli scorsi articoli.
E le soluzioni che si affacciano all’orizzonte e che ora la giunta regionale deve approntare sono in sostanza due e non indolori:
1.Si affibbiano gli 8 milioni e passa di debito alla appena risanata Agenzia forestale che già si è fatta carico dei dipendenti. L’Agenzia paga, si prende gli immobili di proprietà delle cinque Comunità montane rimaste (comprese quelle del Trasimeno) e fa finta di essere felice. Anche se sa che avere immobili oggi è una garanzia di pesantezza nei bilanci e difficoltà nella gestione.
2.Ma la prima soluzione potrebbe non bastare e allora ecco che il commissario unico Vagnetti segnala un’altra via di uscita: si mettano insieme i conti correnti di tutte le Comunità montane, quelle che hanno qualche soldo e quella (il Trasimeno) che ha solo guai.
Obiezione: dato che la Giunta regionale deve trovare una soluzione ma poi saranno i bilanci dei Comuni a farne le spese è possibile che ci siano i Comuni più assennati che potrebbero non essere d’accordo a venire incontro alle esigenze della Comunità figliuol prodigo del Trasimeno.
Fatto sta che la strada stretta per uscire da quest’altra crisi è segnata. Per poter proseguire il percorso si deve tagliare la testa a un altro mostro. E questo viene per certo da un passato di errori.

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