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Scoppia il caso Speranza ad Assisi e arriva in Parlamento. «Doveva venire ma per portare i soldi per i disabili»

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | In Assemblea legislativa Pastorelli (Lega) porta foto e comunicati per chiedere che chiarisca. Zaffini (Fdi): «Incontrando Proietti ha fatto saltare tutte le regole», dice in Senato e annuncia interrogazione. Ma c’è spazio anche per il caso vietcong-Paparelli

di Marco Brunacci

PERUGIA – Doveva essere una delle tante, noiose, stavolta afosa, riunione dell’Assemblea legislativa. È stato invece uno scoppiettante tric-trac. A partire dalla prima esplosione: un caso Speranza ad Assisi del quale si parlerà ancora per giorni. Garantito.
Cosa è successo? Allora: è difficile da immaginare ma provate: un accigliato, determinatissimo fino a essere brillante, capogruppo della Lega Pastorelli che si esibisce in una intemerata, munito di fotografia.

Per dimostrare cosa? Che il ministro della salute Speranza era stato in visita ad Assisi e che la sindaco di quella città, Stefania Proietti, aveva usato quella visita per redigere una nota nella quale si attribuisce al ministro la ferma volontà di difendere l’ospedale della città di frate Francesco dalla razionalizzazione voluta dalla Regione.
Sintetizziamo il Pastorelli-pensiero: Speranza fa il ministro non il commesso viaggiatore, è tenuto ad attenersi alle regole, che in tema di sanità sono chiare: sulla missione degli ospedali decide la Regione, non lo Stato.
Pastorelli può essere criticato quanto si vuole, ma in questo caso ha tutte le ragioni più una.
Speranza ha fatto un’invasione di campo, sempre che non smentisca la sua intenzione resa pubblica dalla sindaca Proietti. Ma a quel punto sarebbe lei – il sol dell’avvenire del centrosinistra umbro, la speranza (minuscolo) per riprendersi la guida della Regione – a dover ammettere di essere stata avventata e assai poco avveduta. Insomma: di aver fatto una pesante scivolata.
Ma il caso Speranza non poteva finire lì. Nel mentre molti si attendono una smentita del ministro o una rettifica radicale da parte di Proietti, ecco che la vicenda sale fino al Senato della Repubblica.
I Fratelli d’Italia si sono sbizzarriti, avendo a disposizione una palla così alta servita come meglio non si poteva, che aspettava solo di essere schiacciata sul ministro.
Il senatore Zaffini, che anche nella commissione sanità del Senato, si è esibito in schiacciate con volteggio almeno due o tre volte.
Eccolo: da quando in qua i ministri della salute vanno in giro per l’Italia a decidere il destino degli ospedali? Come può essergli consentito di entrare nelle decisioni che la legge riserva, in via non concorrente ma esclusiva, alle Regioni? Com’è possibile che per parlare di sanità decida di incontrare un sindaco e non il presidente della Regione?
Zaffini avrebbe potuto continuare tutta sera, non fosse che voleva concludere con un arabesque e smash a rete a due mani per dire il ministro è atteso da mesi in Umbria per mantenere il suo impegno di portare soldi ad Assisi su un progetto del Pnrr che sta così tanto a cuore a tutti -anche al Governo da quel che è stato detto – in favore di una clinica di disabili nazionale all’Istituto Serafico.
E qui Zaffini si inzuppa il ministro e se lo mangia col cappuccino: “Speranza trova il tempo per andare ad Assisi a parlare di ospedali dal sindaco Proietti ma non per la delicatissima questione disabili”.
Il senatore annuncia anche una interrogazione sull’argomento.
Da questa vicenda se ne esce solo con un chiarimento. O la Proietti si assume la responsabilità di un eccesso di zelo comunicativo e mette nero su bianco che si trattava di una visita privata del ministro, con quattro chiacchiere alla buona, e di fatto riconosce di essersi fatta un film sbagliato.
Oppure il ministro sconfessa la nota della sindaca Proietti – che so – con la spiegazione che sono frutto dei suoi desiderata e non delle considerazioni del ministro.
Intanto state sicuri che se non chiudono il Senato Zaffini passa la notte lì a schiacciare a rete fino a domattina. Un assist così non lo serve neanche Leao in forma scudetto.
Ma merita ricordare anche qualche altro passaggio della sorprendente riunione dell’Assemblea legislativa, finalmente vivace e perfino con un po’ di sana contrapposizione politica.
Lasciate stare lo scontro sui numeri di economia e sanità di Umbria7 ha dato più volte conto ma sui quali scriverà domani, ma immaginatevi di essere tornati ai confronti-scontri dei tempi d’oro. Bello, bellissimo, un’ebbrezza da riprovare.
Per dirne una della maggioranza: vanno tutti fuori dall’aula quando Bori (Pd), astutamente, li provoca con un intervento che non dovrebbe fare, ma poi all’improvviso il luciferino segretario Pd chiude chiude il suo discorso con una richiesta di voto per interrompere la seduta e ascoltare alcuni sindacalisti Cgil dei trasporti che protestavano.
Dovevate vedere: tutta la maggioranza ripiega al volo rischiando le caviglie per riprendere posto negli angusti spazi a loro dedicati. Riescono a votare contro la proposta Bori e vincono di uno. Ma mostrano ritardi nella preparazione atletica.
Il Bori luciferino manda anche di traverso il caffè al presidente Squarta, costretto a rientrare di corsa, mentre la vicepresidente Paola Fioroni prova a zittirlo e vorrebbe tanto avere nel suo kit una fionda a pietre per abbatterlo.
Fortissimo Paparelli. Nel mentre si attarda un po’ spiazzato a ribattere alla presidente Tesei su economia e sanità (ne parliamo domani) dice una verità (“la nostra Regione è stata Regione benchmark in Italia quando c’era il centrosinistra, anche per i conti”), ma poi diventa come il napalm che fa cadere le foglie e fa scoprire i vietcong, quelli, finora misteriosi – anche se bacchettati dal segretario generale della Cisl, Manzotti – della “Intersindacale sanitaria”. Li schiera dalla sua parte quando dice che hanno giustamente criticato la Convenzione Regione-Università perché lascia troppi poteri al rettore. Il Pd è contro il rettore? Da quando in qua? L’Intersindacale sanitaria è forse “de sinistra”?
Stai a vedere – come diceva un illustre segretario umbro del Pd – che Paparelli per eccesso di zelo è caduto nella buca che ha scavato.

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