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Cosa dice veramente il report di Bankitalia e perché l’Umbria può coltivare (con juicio) un po’ di ottimismo

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Fino alla guerra bene occupazione ed export. Benissimo il turismo. Per il futuro si potrà contare sui molti soldi conquistati col Pnnr (787 euro pro capite per umbro rispetto a 568 di media nazionale) e fondamentali economici molto più solidi del recente passato

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cosa dice veramente il report di Bankitalia sull’Umbria e perché si può coltivare (con juicio) un minimo di ottimismo.

Allora, i lati positivi evidenziati.
1.Nel biennio 2020-2021 più primo trimestre 2022, l’Umbria ha avuto performance economiche di prim’ordine. Un numero su tutti, oltre quelli che già si conoscevano: l’Italia, in media, alla primavera scorsa deve recuperare il 2,9% rispetto al Pil pre Covid, l’Umbria solo il 2,5%.
2.Nel periodo segnalato, i cantieri hanno registrato un boom, ma il settore che è esploso è quello del turismo. Rispetto al prepandemia la media italiana segna un -15.5%, l’Umbria il +4,2. Nell’estate 2021 è stato raggiunto il picco storico delle presenze.
3.Grandi performance (lo aveva già detto l’Aur) per l’occupazione (64,4 contro 58,5 della media nazionale) e la relativa diminuzione dell’occupazione (dall’8,3 al 6,6%).
4.Ma fin qui i dati dicono che sono state poste basi solide che però il prossimo futuro, se tempestoso come si dice, può travolgere.
Non si travolge un dato acquisito per il domani. La Regione ha lavorato bene col Governo ed ha riportato stanziamenti del Pnrr, a tutto maggio, del 2% complessivo, il doppio di quanto vale l’Umbria a livello nazionale.
Più precisi: ogni cittadino umbro ha uno stanziamento Pnrr pro capite di 787 euro contro la media nazionale di 576 euro pro capite.
Questi soldi arriveranno quando la tempesta economica annunciata si mostrerà in tutta la sua forza. Usandoli bene aiuteranno a stare almeno a galla. Sperando che i potenti di questo mondo decidano, prima o poi, di trovare un esito alla guerra.

Ora le tre criticità umbre indicate dal report di Bankitalia.
1.Nella regione ci sono aziende energivore che pagheranno un conto molto salato ai rincari del costo dell’energia.
L’osservazione (riguarda acciaio, cemento, vetro) non è poi così penetrante. Hai voglia quante aziende energivore ha il Nord sviluppato, magari averne qui. Si tratta di studiare per queste imprese (a livello nazionale, ovviamente) contromisure adeguate.
2.L’Umbria è regione di reddito fisso e di pensioni, un caso di scuola per dire che l’inflazione picchia più duro che altrove. Ma anche qui sarebbe opportuno, per un quadro veritiero, avere dati aggiornati sul lavoro nero. Gli ultimi- fonte Aur – dicono che, in Umbria, è sopra la media nazionale. Solo con l’insieme dei dati si potrà avere un quadro corretto dell’impatto del carovita.
3.Infine, altro lato negativo, la guerra e relative sanzioni penalizzano le imprese umbre che esportano e che avevano avuto un vero boom nel primo trimestre del 2022, quello pre guerra. Anche qui una osservazione: la taglia relativamente piccola delle imprese umbre che esportano favorisce la loro flessibilità e capacità di sostituire mercati nuovi a quelli che si chiudono.
Conclusione: Bankitalia attesta che navighiamo verso la tempesta con una nave attrezzata per reggere condizioni anche avverse. Ma tutto dipende da quanto sono avverse. E da quanto dureranno.

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