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Il day after del referendum/3. I vincitori: i tormenti del Pd umbro. Gli sconfitti: Fdi deve aprirsi ma non sembra

Dopo il successo (qui molto limitato) qualche nodo arriva al pettine. In tanti fanno i conti: il partito che ha sei volte di voti in più rispetto al secondo arrivato, sia in Regione che al Comune di Perugia, ha quasi niente. Tra gli sconfitti: Fi immobile, segnali dalla Lega

Marco Brunacci

PERUGIA – Il day after del referendum, terza e ultima parte, incentrata sul risultato dei principali partiti, quello umbro e quello nazionale.

I VINCITORI. Il PD è il vincitore nazionale, anche se la campagna elettorale è stata determinata da fatti come la discesa in campo del procuratore Gratteri (un tempo fiero avversario delle correnti del Csm), che non ha una etichetta di sinistra, della perfino spregiudicata propaganda del Fatto quotidiano e di Travaglio, che tanto vicini al Pd non sono, e dal fattore guerra, che fa parte della fortuna che assiste gli audaci (per altro indispensabile in politica).
Il Pd ha vinto, se si dimentica subito che c’erano parecchi esponenti del partito che avevano difeso ampie parti dell’attuale riforma. Ma il risultato del referendum, è stato politico, della giustizia poco
importava, a sinistra soprattutto.
Il Pd ha vinto in tutta Italia, ma qui ha dimostrato di avere più problemi: una parte dell’Umbria (ampie aree del centro sud regionale), sembra iniziare a cambiare pelle politica, dopo tanto rosso, e si avvicina a Marche e Lazio.
Invece il partito vola sullo zoccolo durissimo del Trasimeno, che mai ha avuto un cedimento. A Perugia il merito dell’ottimo risultato va invece alla sindaca Ferdinandi e al suo contagioso sorriso. Bene Foligno, dove il partito è nel solco della tradizione ed è di fatto l’unico risultato inatteso.
Una nota a margine: il segretario Bernardini dovrà tirare fuori gli artigli sotto il saio da numerario francescano. Qui ci sarà da combattere. Perchè nel Pd cova la protesta per la conduzione
della Regione, ma anche per un calcolo che sempre in più fanno: il partito che ha 6 volte di voti in più rispetto al secondo arrivato, sia in Regione che al Comune di Perugia, in pratica non ha nulla, se non due-tre sindaci sparsi nella regione.
M5S E AVS. A nessuno sfugge che in Umbria i due partiti sono in realtà le due correnti di sinistra del Pd. E solo così si spiega quanto hanno ottenuto, sia nell’elaborazione del programma che nella distribuzione dei pani e dei posti.

GLI SCONFITTI. FDI – dice lo studio del professor Bracalente sul voto referendario in Umbria – ha portato a votare i suoi. FORZA ITALIA e LEGA molto meno. E’ successo nelle elezioni regionali, in Umbria (a parti rovesciate) e in Toscana. Il centrodestra ha bisogno di una revisione, a livello soprattutto locale.
FRATELLI D’ITALIA ha necessità di abbandonare la logica di premiare quelli della prima ora, per aprirsi a personaggi ed esperienze nuove, soprattutto al centro dello schieramento politico, perchè per vincere ha necessità di aggiungere nuove aree di elettori a quelle che già rappresenta. A livello locale come a livello nazionale. Si tratta di cambiare mission (visto che pare non si possa cambiare nome) al
piccolo partito di destra che è diventato grande, in virtù di una leader forte (Giorgia Meloni). Si tratta di studiare la proposta nuova per infiammare la fantasia degli elettori, che del buon governo del
passato si dimenticano subito. E chiedono cosa possono avere dal prossimo governo.
Se qualcuno avesse un dubbio: almeno il 12-13% (i consensi attuali di M5s, cui aggiungere quelli di altri partiti di sinistra) degli italiani ad oggi è felicissimo di un programma di governo che preveda
reddito di cittadinanza e super bonus, nonostante le devastazioni che ha recato nel mercato del lavoro e nel bilancio dello Stato.
A livello solo locale. FDI deve mostrare di saper aprirsi. Al momento non sembra. FORZA ITALIA è destinata restare a metà del guado. Il segnale nazionale è Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri.
Figurarsi se ci saranno novità qui. Per assurdo c’è da aspettarsi di più dalla LEGA, che in Umbria ha toccato il fondo nei consensi, ma adesso mostra di voler ripartire puntando su alcuni suoi esponenti.

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