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Da due anni si deve risparmiare sui bus fantasma, ora Busitalia deve agire ma va in scena un assurdo balletto sui tagli

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Era tutto già deciso e condiviso dalla giunta regionale dal gennaio 2020, ma si prova a ricominciare. Ci sono forse i 10 milioni di arretrati promessi dalla giunta regionale precedente, in gioco? Non sarebbe il caso di chiuderla qui per rispetto dei cittadini contribuenti?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cosa c’è dietro l’improvviso interesse intorno al taglio di 3,5 milioni trattato con Busitalia, con i sindacati informati, e deciso dalla Giunta regionale nel gennaio 2020, un attimo prima che il mondo si fermasse per il Covid?

Semplice: un gran brutto gioco delle parti, che dovrebbe stopparsi subito per rispetto dei cittadini contribuenti che pagano salato le bizzarrie del sistema.
Allora, ecco qua. La giunta regionale si trova a fronteggiare una situazione debitoria pesante lasciata dalla amministrazione precedente. Busitalia vantava crediti rispetto alla Regione per 50 milioni di euro.. La nuova Giunta ha pagato 40 milioni ma chiede di trattare sugli ultimi 10 milioni.
Nel frattempo la Giunta – per dire anche qualcosa di centrodestra, anche se pochi si azzardano ad andare contro il sistema del trasporto pubblico con un sindacato fortissimo che difende privilegi decennali – decide anche il piccolo taglio.
Vogliamo dire quanto piccolo? Spieghiamo: il trasporto pubblico ha risorse dallo Stato per 100 milioni all’anno, 26 ne metteva la Regione fino al 2020. L’Umbria di fronte a questa cifra (126 milioni) propone di tagliare corse inutili per 3,5 milioni di euro. Chi è bravo a far di conto? Quanto viene? Meno del 3%? Un secchiello d’acqua tirato fuori dal mare?
Ricordiamolo, era il gennaio 2020: il sindacato dei diritti acquisiti del trasporto – e peste a tutti gli altri – si indigna un po’ e poi capisce che più di tanto non può scandalizzarsi per semplice decenza. E Busitalia finisce per accettare ed impugna le forbicine da manicure.
Dei termini finanziari abbiamo detto, ma su cosa la mano del chirurgo affonda il bisturi lo diciamo ora. Avete presente le due corse che partono per Corciano city da piazza Italia, una pochi minuti dietro all’altra? Ecco, toglierne una sarebbe reato di leso trasporto pubblico? Ma quali e quante corse di bus sono fantasma, nel senso che non portano nessuno e da nessuna parte in questa regione dei cento e cento campanili?
Lo sapete quanto costa alla Regione rimettere in piedi una infrastruttura decisiva per lo sviluppo di tutta l’Umbria come l’aeroporto? 4 milioni l’anno, contro i 26 milioni dei bus.
Quale amministrazione seria potrebbe reggere uno squilibrio di questo tipo? Non sarebbe meglio mandare un taxi a prendere la badante che deve assistere l’anziano in un paesino della montagna invece che allestire, sopra a un bisogno sacrosanto, due o tre corse? E se è vero che il trasporto pubblico è un diritto non può essere a qualunque costo. Ovvio, no?
Ma questi sarebbero dibattiti da marziani se non fosse che qui giocano tutti a stracciarsi le vesti e non hanno rispetto per i soldi dei cittadini-contribuenti.
Va aggiunto che la Regione nel frattempo è riuscita a realizzare l’Agenzia regionale dei trasporti che significa 9 milioni all’anno di risparmi. E si comincia a respirare.
Ma c’è un motivo preciso per cui all’improvviso – ecco che torniamo alla partenza – si parla oggi di quel minuscolo taglietto accettato a suo tempo e che doveva partire ma non è mai partito. Perché non è partito? Semplicissimo: lo Stato ha imposto nell’emergenza Covid che anche le Regioni dessero una mano alle aziende di trasporto pubblico. Come legittimo in quel momento disastroso.
A marzo il blocco Covid è però terminato. Regolare incontro tra Regione e Busitalia per decidere che si aspettava la fine della scuola prima di procedere al taglietto, già pattuito. La data fissata? Il 10 di giugno.
Ma Busitalia a questo punto, invece di realizzare innovazioni come un servizio di bus a chiamata serio ed efficiente sul territorio, prova a mettere in scena, sul piccolo palcoscenico della politica regionale, il balletto del taglio al servizio pubblico. Un’altra volta dopo gennaio 2020? E dopo averlo accettato?
Sarà mica che Busitalia gioca invece su due tavolI: da una parte tiene fermo il taglietto e dall’altra pretende tutti i 10 milioni che ancora dovrebbe prendere dalla Regione, dopo i 40 che ha incassato? Insomma: la disponibilità a trattare sui 10 milioni (dovuti alla munificenza della giunta precedente), data dall’azienda due anni fa, non è più valida?
Si può andare avanti così?
Non sarebbe allora il caso che la presidente Tesei e l’assessore al ramo Melasecche stavolta puntino i piedi e chiedano il rispetto degli accordi e bando a valzer e polke, e giù il sipario, rapidamente, su questa vicenda?

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