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De Felice, “ladro della vita” che regala a Terni semi di cultura

“Sulle orme del maestro”. L’Archivio di Stato organizza un evento per diffondere il legame con la capitale dell’acciaio di uno dei più grandi protagonisti dell’arte del Novecento

DI AURORA PROVANTINI

TERNI – «Sulle orme del maestro Aurelio De Felice». Una conferenza e una mostra a Palazzo Mazzancolli, organizzata dall’ Archivio di Stato di Terni. L’evento culturale si pone come occasione per diffondere l’indissolubile legame con Terni e il ruolo determinante che De Felice ha avuto nel “trapiantare” l’albero delle proprie conoscenze guardando ai giovani.

Nel 1961, De Felice decide di concretizzare quanto il suo essere visionario gli lasciava intuire facendo nascere l’Istituto d’arte di Terni: una sorta di piccola Bauhaus in cui arte e progettazione si spostavano in una sintesi mirabile. E poi, sempre nel 1961, De Felice fonda il Cenacolo di Torreorsina, affidandone la presidenza a Giulio Carlo Argan. Quel colle della Valnerina, distante solo 11 chilometri da Terni, diventa, così, un cuore pulsante di cultura. «Negli anni – ricorda il critico e amico Paolo Cicchini – De Felice si era rivelato un geniale scopritore di talenti, di cui si fece promotore e di cui collezionò opere che poi donò al Comune e alla Provincia di Terni». Collezioni che costituiscono il fulcro del museo di arte contemporanea all’interno del Caos, a lui intitolato. «Se Terni può vantare la presenza di un museo che ospita quadri di Metelli, annoverato tra i primi cinque artisti “primitivi” del mondo, e di grandi maestri come Gino Severini, lo dobbiamo a De Felice». Paolo Cicchini, 26 anni dopo la morte del grande protagonista del Novecento, ricorda le numerose sculture presenti al Caos, da quelle prodotte nel periodo della formazione a quelle della permanenza in Francia. «Dove gli scambi con maestri quali Pablo Picasso, Ossip Zadkine e Constantin Brancusi – argomenta Cicchini – ne indirizzano la riflessione e la sperimentazione formale, fino al periodo della maturità. Aurelio De Felice, nel 1986, effettua una donazione a favore del Comune di Terni che comprende sculture e disegni realizzati dall’artista stesso. Ma anche dipinti di importanti autori italiani e stranieri tra cui Metelli, più 250 opere grafiche di protagonisti della scena artistica europea (litografie di Chagall, Mirò, Leger, Picasso, Cocteau, serigrafie di Kandinsky e Tobey, un’acquaforte di Othon). Quelle opere parlano di De Felice, perché sono state selezionate da lui, sono appartenute a lui, e realizzate da artisti consacrati dalla critica internazionale con cui De Felice dialogava. Ma anche i documenti dell’archivio privato del maestro, parlano di lui. Per questo la conferenza, il 24 giugno a palazzo Gazzoli (ore 17), con gli interventi del direttore dell’ Archivio di Stato di Terni Cecilia Furiani, del critico Paolo Cicchini, dello storico dell’arte Francesco Pullia. Che inaugura la mostra documentale realizzata grazie agli atti e agli scritti donati dal nipote Dante all’Archivio di Terni e che rimarrà aperta fino all’8 luglio. «Parlare di Aurelio – afferma l’amico Cicchini – è sempre un’emozione forte. E’ l’occasione, ogni volta, per capire più cose di lui. E De Felice, che in una lettera del 1968 si definì ladro della vita, diceva sempre di sentirsi il padrone del mondo quando disegnava o creava una sua scultura. Forse è per questa ragione che qualsiasi piega assumessero le linee o qualsiasi direzione prendessero i colpi di scalpello, appariva lui, con i suoi tratti somatici ben evidenziati».

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