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A San Gemini l’eredità di Piero Angela

Geolab è il museo interattivo in cui è «Vietato non toccare» inaugurato nel ‘99 quando era sindaco Carlo Folli

DI AURORA PROVANTINI

SAN GEMINI (Terni) – C’è un pezzo di Piero Angela a San Gemini. Una sua impronta indelebile. Se è vero che non basterebbe un giornale intero per raccontare tutto quello che Piero Angela ha prodotto nella sua fertilissima esistenza, tra programmi tv, documentari, libri, lezioni, fino al programma (alla vigilia dei suo novant’anni) per la piattaforma digitale della Rai, Raireplay. E’ vero anche che l’esperienza di quel museo in cui è «Vietato non toccare», Geolab, non può non essere ricordata.

Un’eredità importante lasciata al territorio dell’Umbria del Sud da quel maestro di scienza e comunicazione che si è premurato così di non lasciarci orfani. «E’ stato un caso ed una fortuna che i nostri percorsi si siano incrociati – racconta Carlo Folli, sindaco di San Gemini dall’85 al ’99 – e che abbiano portato alla creazione di quel museo interattivo e permanente che all’inizio fu definito snob, ma che è servito a far conoscere a tanti studenti la struttura della Terra in maniera nuova, da protagonisti».
La prima sala si apre con la scoperta, grazie ad una lente speciale, della divisione della terra in grandi placche. Si entra poi al centro della terra, per vedere come è fatto l’interno del pianeta. Nella seconda sala il visitatore, con l’aiuto di un plastico interattivo, scopre come nascono le catene montuose, la genesi dei terremoti e dei vulcani. La terza sala tratta la storia geologica dell’area del Mediterraneo e dell’Italia, la quarta la geologia dell’Umbria e la quinta apre ai luoghi di interesse geologico del territorio.
Una rivoluzione, nell’approccio di divulgazione della scienza, che deriva anche da un evento “sfortunato”. Dal crollo del tetto di una struttura di proprietà del Comune di San Gemini che era stata affidata anni prima ad una famiglia indigente dall’ Eca (Ente comunale di assistenza) e che provocò la morte di una donna: «Ero sindaco da sei mesi quando avvenne il fatto. Era la notte tra il 30 e il 31 dicembre del 1985. Erano le tre». Folli ricorda quell’episodio come se il tempo non fosse mai passato. Una tragedia. Che portò all’esigenza di ristrutturare la struttura.

Quindi una serie di passaggi. Poi l’arrivo, a Sa Gemini, di Paco Lanciano, il fisico dai capelli bianchi (fin da quando era un ragazzo) che si occupava di comunicazione della scienza e di tecnologie multimediali. E l’intercettazione dei fondi. «Contattammo Lanciano perché avevamo la necessità di progettare qualcosa di innovativo nella sede che ora ospita Geolab, e fu lui a suggerire di farne un museo delle scienze della Terra interattivo. Lo vedevamo in televisione spesso, insieme a Piero Angela, nella trasmissione Superquark. Da lì, i due scienziati fecero in modo e maniera di regalarci quel patrimonio che ancora oggi resta una unicità per il nostro territorio». I finanziamenti europei (Obiettivo 2) e il contributo della Regione Umbria, furono determinanti.
In occasione dell’inaugurazione – era il mese di aprile del 1999 – il Comune di San Gemini organizzò un convegno. «Ad aprirlo fu uno di quegli interventi di Piero Angela che difficilmente si possono dimenticare». «Una personalità ed uno stile che non ho più incontrato nella mia vita», ammette Carlo Folli.

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