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A Terni l’obitorio scoppia

I vertici del Santa Maria segnalano il caso delle celle frigorifere piene al prefetto

A.P

TERNI – Morire a Terni non è facile e c’è il rischio di girovagare per tutta l’Umbria prima di trovare una degna sepoltura.

Nei giorni scorsi i vertici del Santa Maria di Terni sono stati chiari con il prefetto: «Abbiamo le celle frigorifere dell’obitorio strapiene, non possiamo andare avanti così».
E ancora: «Ci sono numerosi cadaveri non ritirati. Non sepolti. I parenti alla lontana se ne infischiano e l’amministrazione comunale di Terni non procede alla tumulazione d’ufficio».
E così, un paio di notti fa è accaduto che Fabrizio Falcioni, deceduto in via Romagna, a Terni, è stato trasportato verso una cella frigorifera di Gubbio.
Un problema per i parenti esterrefatti, un costo per la collettività. La macabra trasferta a Gubbio costa all’Azienda ospedaliera almeno quattrocento euro.
Il Santa Maria è stato costretto ad andare in prefettura dopo mesi di tira e molla con gli uffici del Comune di Terni. L’Azienda ospedaliera ha chiesto di intervenire e di procedere alla sepoltura delle salme non ritirate, ma gli uffici sostengono che non è loro compito.
Una situazione incresciosa che si aggiunge a carenze croniche: il cimitero centrale (e monumentale) di Terni non ha un obitorio adeguato, tanto che il Comune di Terni si è affidato a Perugia.
Nel 2021 Palazzo Spada ha siglato una convenzione con l’Azienda ospedaliera di Perugia per poter utilizzare l’obitorio ad un costo di 20mila euro per un anno e mezzo.
Come dire: «Prima di affidarsi alla eternità i ternani è bene che facciano un autentico pellegrinaggio».

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