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Autunno elettrico per Villa Valle di Terni

Il futuro di uno dei maggiori luoghi di gestione e produzione di energia, tra crisi idrica, attesa dei nuovi piani industriali di Enel e vocazioni nelle manutenzioni

di Sebastiano Pasero

TERNI – Sarà un autunno elettrico, con la questione energetica sempre più centrale, con Villa Valle di Terni, uno dei siti strategici nella gestione e nella produzione, che spera in investimenti e rilancio.

Il passaggio da Erg ad Enel è datato fine 2021 ma il passaggio fondamentale, quello sul piano industriale, sul ruolo, sugli investimenti sembra ancora tutto da costruire. Da definire che cosa si continuerà a fare a Villa Valle, che cosa si farà eventualmente di nuovo e che cosa non si farà più. Passaggi delicati, non solo per le maestranze – oltre cento dipendenti – ma anche e soprattutto per il territorio che teme di perdere uno dei suoi centri direzionali. Un territorio ancora una volta alle prese con la decapitazione dei luoghi decisionali.
La partita nel caso di Villa Valle, tra efficientamento energetico e manutenzioni, è tutta da giocare. Una partita che vede più incognite: la crisi idrica è una delle variabili degli ultimi mesi, sta penalizzando il settore delle rinnovabili, con una crescita del 50% degli impianti a carbone.
Stefano Ribelli, segretario provinciale degli elettrici della Cgil: «La prima questione che abbiamo posto con Enel è stata quella della strategicità della struttura di Terni, che non può essere solo luogo di produzione ma deve continuare a svolgere quelle funzioni di governance che ne fanno uno dei punti più rilevanti del Centro Italia. Occorre capire bene la questione della vocazione e degli investimenti».
Ciro di Noia, segretario regionale di categoria della Cisl, parte dal passaggio tra Erg ed Enel: «Si tratta di due approcci diversi, in Erg c’è una famiglia di riferimento, con una organizzazione che per Terni vedeva un referente unico, Enel è una azienda più complessa e strutturata. Occorre capire bene quale sarà la collocazione di Villa Valle in questa quadro e che cosa sarà chiamata a fare».

Intanto alcune questioni in questi mesi si sono già delineate in maniera abbastanza chiara: la parte commerciale è stata concentrata su Roma, dove Enel ha una sua organizzazione. E poi il tema della sala controllo, al quale fanno riferimento solo una trentina di impianti. Al di sotto degli standard di Enel.
«È stata una delle nostre prime richieste, accrescere il ruolo – aggiunge Ciro Di Noia – ci sono margini di potenziamento. Così come ci sono vocazioni da rafforzare, come quella della officina manutenzioni che può migliorare le sue funzioni e il suo raggio di azione».
La partita è da definire: «Finora Enel non ci ha detto no, anzi, ad ottobre però torneremo alla carica», dice la Cgil.
Ciro di Noia della Cisl delimita il bersaglio: «La questione è il piano industriale, gli investimenti, il rapporto con il Pnrr, perché il tema delle infrastrutture energetiche e dei luoghi di produzione è centralissimo. Il Paese si sta spostando sull’elettrico a discapito del termico ma è sostanzialmente impreparato. Noi sosteniamo che c’è un problema di investimenti ingenti, di professionalità, di budget da assegnare. Insisto sulle professionalità: siamo in un settore dove per costruire maestranze di livello occorre tempo e formazione, sono una risorsa per l’azienda, l’esternalizzazione è l’esatto opposto, una semplificazione che alla lunga è solo impoverimento».

Infine la questione del rapporto con il territorio.
«Noi tutte le questioni che abbiamo posto ad Enel le abbiamo evidenziate anche alla politica, perché nessuno può chiamarsi fuori da una vicenda fondamentale come quella del ruolo di Terni nell’idroelettrico», dice ancora il segretario regionale della Cisl.
Stefano Ribelli della Cgil insiste sul tema territorio e sfruttamento idroelettrico: «Terni dà molto al sistema nazionale, ci deve essere un ritorno negli investimenti e nei risarcimenti. Erg aveva in questo una sua politica di attenzione alla città».

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