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Aeroporto, subito un secondo gate, presto Parigi, Monaco e Varsavia

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | I record dell’estate “condannano” lo scalo umbro a crescere ancora. La struttura (pur costata 60 milioni) è in affanno con 300mila passeggeri, figurarsi con i 500mila previsti dal Piano. Servono immediati lavori e investimenti. E i Comuni di Perugia e Assisi devono subito collaborare (o vendere le quote)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Aeroporto, la mossa del cavallo del presidente di Camera di Commercio, Mencaroni – che ha versato la sua quota, e si è impegnato per i tre anni, per un totale di un milione e mezzo – spiazza gli altri due soci di minoranza inadempienti, il Comune di Perugia e quello di Assisi.

Con una differenza: Romizi da Perugia vuole tanto essere della partita, ma non trova i soldi per il 2022 – merito anche di assessori che gestiscono il piccolo cabotaggio e zero in visione politica – e solo a novembre si saprà se li prevede per il 2023 e il 2024.
Invece la Proietti da Assisi è troppo impegnata nei suoi volteggi al cavallo con maniglie, per cui si è capito soltanto che lei vorrebbe restare socia dall’aeroporto ma gratis. La qual cosa non si può.
E non si può perché l’aeroporto San Francesco, grazie ai suoi ultimi successi, ha imboccato una strada stretta: è condannato a crescere. Sarebbe colpevole arrestarne la scalata.
E deve crescere come strutture e come voli.
Come strutture. L’estate dei record ha chiarito che la struttura (bella, per carità), costata 60 milioni e firmata Gae Aulenti, va in affanno con i 300mila passeggeri di adesso. Figurarsi con i 500mila indicati tra due anni dal Piano industriale.
Conclusione: va subito realizzato un altro gate. E servono soldi.
Ora i voli.
Tesei, leader del socio di maggioranza, la Regione, ha detto che punta ad avere un collegamento con la Francia e uno con la Germania. Da tempo se ne studia uno importante con l’Est Europa.
Iniziando dall’ultimo: nel mirino c’è la Polonia e Varsavia, come più volte scritto da Umbria7. Il progetto è giusto (l’economia polacca tira e non conosce soste, l’incoming ne avrebbe giovamento), ma indovinate cosa serve? Soldi veri.
Come soldi servono per volare su Parigi (anche se non al Charles De Gaulle) o su Monaco di Baviera (anche non volendo più sperare sul sogno di un collegamento Perugia-Francoforte).
Quindi signori sindaci, fronte qui: o trovate come pagare la quota, ora che Mencaroni ha spiazzato tutti i tentennanti, o mettete in vendita i vostri 5%. Continuare a crescere è obbligatorio.
Ps. L’aeroporto deve crescere pensando, in maniera altrettanto obbligata, anche all’indispensabile bacino di Terni. Serve il collegamento Airlink. Si può iniziare con il servizio a chiamata. Ma si deve iniziare.

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