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Le piazze come il salotto di casa dei cittadini: la sfida (vinta) a Perugia

LE INTERVISTE DI UMBRIA7 | L’assessore Giottoli, ideatore del format: «L’obiettivo era far scendere la gente dai palazzi»

di Francesca Cecchini

PERUGIA – Musica, incontri, giochi per bambini, enogastronomia. In una parola: socialità. Aggregazione. «Per far scendere la gente dai palazzi». Un’idea semplice ma efficace, per far tornare la voglia di stare insieme, dopo anni di pandemia, ma anche una nuova percezione di sicurezza. Oltre che aria di casa, anche per strada. Così, Perugia prova a ripartire: dai quartieri, dai vicini, dalla piazza sotto casa.

Tutto questo è stato Perugia&friends, cartellone di eventi appena concluso, promosso dal Comune di Perugia che ha coinvolto le associazioni del territorio nell’ambito del progetto “Open district” tra Madonna Alta, via dei Filosofi, Montegrillo, Ponte d’Oddi, Elce, Ferro di Cavallo e via Birago.
Un bilancio più che positivo per la manifestazione itinerante che nasce dall’idea di Gabriele Giottoli, assessore al turismo del Comune di Perugia che tre anni fa, ancora non in veste istituzionale ma di semplice cittadino, decide insieme a un gruppo di amici e di operatori commerciali di cercare di rivitalizzare il proprio quartiere di residenza, via Birago, che in quel momento non era luogo sereno e sicuro. L’idea, messa subito in campo, arriva oggi a definirsi come un progetto di grande condivisione per molte realtà locali. A tirare le somme di questa prima edizione con Umbria7 è proprio Giottoli che esprime soddisfazione per un risultato decisamente ottimo, vista la risposta molto forte nella fase organizzativa e la partecipazione di tutti i quartieri. Un’idea molto ambiziosa quella dell’assessore e complicata nel momento in cui decide di mettere insieme tanti cittadini per realizzare il format. Tutti insieme e non una singola associazione in particolare. Un invito esteso a tutte quelle presenti nei territori interessati: «Dico sempre abbiamo fatto una chiamata ai cittadini, non alle associazioni e questo per cercare di evitare di dare più spazio a qualcuno rispetto ad altri. La sfida enorme era questa: lo spirito di condivisione». E così il Comune ha bussato alle porte degli abitanti delle zone dove mediamente le attività non erano numerose, soprattutto: «Dopo il periodo della pandemia, che ha fatto sì che il senso di appartenenza di questi quartieri andasse a indebolirsi sempre più». Un’amministrazione che, in punta di piedi, ha teso la mano, proponendosi come soggetto di supporto, proponendo ma anche sbrigando quegli elementi più ostici e complessi che generalmente mettono pensiero a ogni organizzatore di eventi: «Piano di sicurezza, Siae, logistica, allestimenti, service, comunicazione. E abbiamo messo insieme persone sedute a un tavolo. Persone che in alcuni casi, in qualche quartiere, hanno superato anche qualche contrasto. Si è provato a mettere in campo la coesione sociale».

La formula funziona, si proseguirà anche nel periodo invernale?
«Chiaramente il discorso dell’estate aiuta perché ovviamente le persone sono più pronte a mettersi in gioco. L’obiettivo è comunque riuscire a far sì che questa esperienza possa essere un volano per iniziative autonome dei quartieri».
In futuro: «La mia idea è quella di estendere questa esperienza ad altre zone», fermo restando che il Comune non vuole andare a pestare i piedi a realtà che già movimentano costantemente i luoghi di appartenenza, ma toccare zone dove possibile sia intervenire con esperienze differenti.
Non parliamo comunque solo di centro storico, lo sguardo del Comune è volto anche verso la periferia, dopo la presentazione del progetto “open district” più articolato che vuol mettere sotto i riflettori una città, Perugia nel suo insieme, aperta e comunicante in tutte le sue parti.
«L’acropoli è il nostro biglietto da visita, ma stiamo facendo un lavoro più complesso. Abbiamo deciso di dividere la città in tre parti: la prima del centro storico, la seconda della città compatta, la terza delle zone rurali che comprende anche tutte le nostre importanti frazioni».
Le operazioni messe in campo sono differenti per zone: «Sul centro storico ad esempio stiamo lavorando con un nuovo modello di gestione in accordo con le associazioni dei residenti» che a livello metodologico vede l’amministrazione dare contributi mirati solo se esclusivamente legati a un tema annuale con una programmazione comune tra le parti e concordata con il Comune: «L’idea è di lavorare tutti insieme per raggiungere un obiettivo». Occorre una connessione tra: «Quelli che sono degli eventi storici e i nuovi progetti e, soprattutto, che siano in stretto rapporto con i residenti stessi. Cercare di creare questo connubio non è semplice perché in alcuni casi ci sono interessi e sensibilità diverse».
Sulla città compatta: «Abbiamo deciso di partire con tutto quello che riguarda le feste di quartiere, con l’auspicio di toccare altre aree già dal prossimo anno». Un esempio? Ponte della Pietra e via Settevalli «dove c’è un forte bisogno di aggregazione sociale».
Niente di più probabile. Sono infatti molte le associazioni di quartiere che stanno chiamando in Comune per chiedere di poter aderire a Perugia &friends, ragion per cui intuibile è che il cartellone del 2023 sarà ben più ampio.
Altro auspicio dell’assessore, anche considerando il successo di quest’anno, è che ci sia la possibilità di interventi anche da parte di privati che, dalla loro, supportando questo tipo di eventi, avrebbero una buona visibilità di rimando.

Punto di forza e qualcosa da migliorare di questa prima edizione?
«Chiaramente ogni quartiere ha le sue caratteristiche e il format è simile, poi però in ogni luogo c’è qualcosa di particolare e ogni festa è differente dalle altre. Questo è un elemento sicuramente positivo. Sulle cose da migliorare ci sono ovvi problemi logistici e di spazi, ma questi sono dettagli che si risolvono con il tempo». Quello che comunque si augura Giottoli è che: «Lentamente si possa arrivare a istituzionalizzare determinati momenti di partecipazione che potrebbero migliorare questo tipo di evento». Un proponimento su cui lavora insieme al vicesindaco Tuteri, che si occupa della parte relativa al benessere dei cittadini e al tema delle politiche giovanili. C’è dunque bisogno di lavorare «anche su nuove forme di partecipazione istituzionalizzate che vadano a supplire la scomparsa delle circoscrizioni». A chi lo critica asserendo che la manifestazione non è stata pubblicizzata abbastanza al di fuori dei quartieri interessati – nonostante i vari cartelloni lungo le vie della città, i volantini e la comunicazione sempre attiva nei confronti della stampa – Giottoli risponde: «Il nostro intento non era essere attrattori. Per noi era importante che la gente scendesse dai palazzi: sedere insieme a loro e confrontarci in modo costruttivo».

Via Birago & friends

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