Arianna Sorrentino
PERUGIA – Si potrebbero perdere posti di lavoro, coperture chilometriche e potrebbero essere indebolite le fasce più deboli della popolazione, quelle che abitano nelle aree più remote della regione, con il rischio di essere abbandonate a sé stesse. Queste sono le preoccupazioni principali di sindacati e lavoratori del trasporto pubblico locale. Anche in Umbria venerdì 16 settembre si è fermato il Tpl, trasporto pubblico locale.
Lo sciopero di 24 ore è stato indetto da Filt Cgil e Faisa Cisal Umbria ed è stato accompagnato da un presidio in piazza Italia a Perugia. Due le motivazioni principali che potrebbero portare alle conseguenze sopra citate: il taglio di 13 milioni di euro sui 63 deciso dalla giunta regionale e la divisione in quattro lotti del trasporto su gomma. «Frammentando la regione, si impoverisce questo settore dal punto di vista occupazionale e sociale – parla Ciro Zeno, segretario regionale Filt Cgil – noi proponiamo due lotti: un gestore del ferro e degli impianti dei treni, e uno in gomma. Deve essere inclusa anche la mobilità alternativa, la parte ciclabile, la gestione del lago e la manutenzione dei mezzi». Il presidio ha visto un’alta partecipazione dei lavoratori, preoccupati per il loro futuro e per quello della cittadinanza umbra.
Ora, dipendenti e sindacati sono in attesa di chiarezza e soluzioni. «Il 29 settembre ci sarà una riunione in Regione, ma le organizzazioni oggi presenti in piazza sono escluse. Le istituzioni hanno scelto gli angeli custodi per interloquire, ma hanno il dovere di rappresentare anche chi si oppone – conclude Zeno – Gestire una regione non significa esserne proprietario. Significa gestire le risorse economiche nel migliore dei modi, senza impoverirle». E la loro paura è proprio questa: la privatizzazione del Tpl.







