TERNI – Dissesto 2018, mano pesante della Corte dei Conti per l’ex sindaco Leopoldo Di Girolamo e per l’ex assessore al bilancio Vittorio Piacenti d’Ubaldi. Confermando la condanna raddoppia l’ammenda: rispettivamente 11mila e quasi 60mila euro per la gestione del dissesto finanziario di Palazzo Spada. Cifre distanti perché distanti erano i compensi: Di Girolamo ridusse il suo a 700 euro al mese per non gravare sulle casse dell’ente. Per loro anche l’interdizione dai pubblici uffici per dieci anni.
Per la Corte dei conti la loro «condotta ha contribuito a causare il dissesto ed è stata caratterizzata da negligenza, imprudenza, imperizia». In pratica non potevano non sapere cosa stesse succedendo. Mentre per gli altri componendi della sua giunta assoluzione piena. La stessa sentenza annulla infatti le sanzioni pecuniarie che un anno fa la Corte in composizione monocratica aveva irrogato a sette assessori, accogliendo di fatto l’opposizione al decreto sanzionatorio nei confronti di Francesca Malafoglia, Emilio Giacchetti, Stefano Bucari, Francesco Andreani, Daniela Tedeschi, Cristhia Falchetti Ballerani e Tiziana De Angelis. « Nei loro confronti la procura ha mosso accuse generiche non consentendo di individuare la norma che avrebbero violato». La nuova sentenza cambia il quadro emerso a ottobre 2021.
«Le cause di squilibrio della gestione finanziaria del Comune – si legge – non sono dipese direttamente da un singolo evento, bensì da una gestione complessiva che si era già palesata come ampiamente deficitaria al momento dell’insediamento dell’assessore al bilancio, in virtù di evidenti fattori di squilibrio che hanno continuato a manifestarsi, con ancora maggiore evidenza, nel corso del suo mandato ma non sono stati oggetto di adeguata considerazione. Il costante consumo di risorse finanziarie eccedente le disponibilità dell’ente non poteva sfuggire all’assessore in virtù della quali fica rivestita». Quanto all’ex sindaco: «Avrebbe dovuto attivarsi per individuare specifiche azioni di risanamento». Ma non è detto che la sentenza non venga impugnata dai legali di Di Girolamo e Piacenti D’Ubaldi.


